25 Giugno 2026
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Svolta storica per il 118 in Calabria: stop alla precarietà, nuove convenzioni e trenta postazioni in più

Dopo anni di precarietà, il piano firmato da Vitaliano De Salazar rivoluziona il SUEM nelle province di Cosenza, Vibo e Catanzaro. Dal 1 marzo operative trenta nuove postazioni territoriali per una sanità finalmente di prossimità.

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La precarietà del soccorso cambia marcia. Dopo quasi un decennio di attese e incertezze amministrative, il sistema dell’emergenza-urgenza imbocca una traiettoria di stabilità. La firma sulla convenzione per il supporto al SUEM 118 nella provincia di Cosenza non è solo uno sblocco burocratico, ma il fulcro di una strategia regionale che porta la firma di Vitaliano De Salazar.

Il Commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, forte della delega regionale sul settore, ha trasformato un paradosso lungo otto anni in un modello operativo integrato, capace di coordinare Azienda Zero, associazioni di volontariato e presìdi ospedalieri.

Il metodo De Salazar: competenza e rapidità

Non è stato un semplice atto formale. In appena quindici giorni, la nuova regia ha risolto nodi che parevano inestricabili. Il percorso si è articolato su pilastri precisi: una ricognizione rigorosa delle postazioni, la bonifica delle criticità pregresse e la costruzione di un quadro normativo uniforme.

La visione di De Salazar supera il confine provinciale: l’obiettivo è la riorganizzazione sistemica che coinvolge anche Vibo Valentia e Catanzaro, garantendo finalmente standard omogenei su scala regionale. Il volontariato smette di essere una componente residuale per diventare nervo scoperto e integrante del sistema pubblico.

Fine dell’era dell’incertezza

Per quasi due lustri, le associazioni hanno garantito il servizio h24 nelle aree interne e montane senza una cornice contrattuale stabile. La nuova convenzione, operativa dal 1° marzo 2026, introduce: Certezza giuridica e sostenibilità economica. Trasparenza nei pagamenti e continuità operativa. Uniformità organizzativa per tutti gli attori in campo.

Non solo redistribuzione: il potenziamento territoriale

Il cuore della riforma pulsa nelle trenta postazioni territoriali aggiuntive. Non si tratta di un mero spostamento di mezzi, ma di un ampliamento strutturale della copertura. In una regione dove l’orografia incide drammaticamente sui tempi di intervento, rafforzare il presidio lontano dagli hub ospedalieri significa salvare vite umane.

La “rivoluzione” promette di andare oltre la firma: il cronoprogramma prevede formazione uniforme per tutti gli operatori e protocolli condivisi tra rete territoriale e ospedali. Quando ascolto e competenza guidano l’azione, la differenza si vede: il 1 marzo si candida a data spartiacque per la sanità calabrese.

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