25 Giugno 2026
25 Giugno 2026
spot_img

Inchiesta Equalize, prime condanne a Milano. Il gup certifica le pressioni e il metodo mafioso nei dossieraggi

Il giudice infligge tre condanne e valida un patteggiamento nel filone sulle infiltrazioni della 'ndrangheta. Ricostruite le manovre e le minacce per costringere gli imprenditori Motterlini ad accettare una transazione al ribasso sui crediti del Superbonus

spot_img

Il fitto e complesso scenario dell’inchiesta Equalize registra i suoi primi verdetti ufficiali sul fronte delle connessioni tra la criminalità organizzata calabrese e la struttura di cyber-spionaggio industriale con base in via Pattari. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, ha pronunciato una sentenza storica all’interno del filone investigativo che metteva sotto la lente d’ingrandimento le presunte attività di pressione e condizionamento di stampo mafioso. Il gup milanese ha condannato Francesco Baldo alla pena di tre anni e due mesi di reclusione, infliggendo contestualmente due anni e dieci mesi di carcere ciascuno ai cugini Michael e Nicolas Chiera, gravati anche da pene pecuniarie con multe fino a duemila euro. Nella stessa seduta processuale, il magistrato ha accolto l’accordo di patteggiamento siglato tra la Procura e i legali di Fulvio Cilisto, applicando a quest’ultimo la pena di un anno e undici mesi di reclusione unita a ottocento euro di multa.

L’asse con i clan e il meccanismo della tentata estorsione

Le motivazioni e i dettagli contenuti nelle undici pagine del provvedimento giudiziario delineano con estrema precisione l’intelaiatura di un’operazione illecita condotta in concorso con altri indagati di peso, tra i quali figurano Annunziatino Romeo ed esponenti di primo piano della potente famiglia Barbaro di Platì. Gli imputati dovevano rispondere, a vario titolo, del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini e validato dal giudice, l’obiettivo primario del gruppo criminale era quello di esercitare una forte coazione psicologica e materiale nei confronti degli imprenditori Claudio e Luca Motterlini. La finalità ultima delle pressioni era costringere le vittime ad accettare un accordo transattivo fortemente penalizzante e al ribasso per chiudere un contenzioso economico in atto con la società Fenice Spa, strettamente legato ai pagamenti per i cantieri edilizi del Superbonus.

Le minacce e l’evocazione della forza intimidatrice della ‘ndrangheta

All’interno dell’organigramma criminale emerso dalle indagini della Procura di Milano, a Fulvio Cilisto era stato affidato il delicato e specifico compito operativo di agganciare direttamente l’imprenditore Claudio Motterlini. L’azione doveva servire a piegare la resistenza della vittima per indurla a rinunciare a una parte cospicua del legittimo credito finanziario vantato dalla sua azienda nei confronti della Fenice Spa. La sentenza ricostruisce in modo nitido l’episodio chiave avvenuto il 18 settembre 2023, giorno in cui Cilisto ha avvicinato l’imprenditore formulando un chiaro avvertimento mirato a ingenerare il timore di ritorsioni e l’impossibilità di recuperare le somme dovute. “Se vuoi sistemarla devi dirmelo a me o se no non li prendi più”

L’azione di convincimento non si è fermata alla singola frase intimidatoria. Cilisto ha infatti rafforzato la portata del suo avviso specificando a Motterlini che ad interessarsi direttamente della vertenza economica erano stati i suoi “amici calabresi di Treviglio”. Per il giudice Tiziana Landoni, tali condotte si sono sviluppate secondo modalità “dirette, oltre che intrinsecamente idonee, a determinare nella vittima una particolare condizione di intimidazione connessa all’evocazione di metodi propri della criminalità organizzata”.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img