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17 Aprile 2026
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Fondazione Betania svuotata prima del fallimento, crack da 19 milioni: avvocato arrestato e 8 indagati (NOMI)

Secondo la Procura di Catanzaro una “newco” avrebbe ereditato attività e accreditamenti sanitari lasciando alla Onlus 19 milioni di debiti. Sequestri e accuse di bancarotta e autoriciclaggio

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Un presunto svuotamento patrimoniale ai danni di una delle più importanti realtà del terzo settore del Catanzarese, attiva nei servizi socio-sanitari, assistenziali e riabilitativi per anziani e persone con disabilità. È questo il quadro delineato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, al termine di un’articolata indagine di polizia giudiziaria condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Catanzaro.

Al centro dell’inchiesta c’è la Fondazione Betania di Catanzaro, Onlus oggi in liquidazione giudiziale, che – secondo quanto accertato allo stato delle indagini – sarebbe stata oggetto di plurime condotte distrattive poste in essere dai membri del Consiglio di amministrazione in concorso con un imprenditore di origine siciliana.

La “newco” e lo svuotamento della Onlus

La dinamica ricostruita dagli investigatori ruota attorno alla creazione di un nuovo soggetto giuridico, la cosiddetta newco, nella quale sarebbe confluita esclusivamente la parte operativa della Fondazione Betania. Una società di nuova costituzione nella quale l’imprenditore palermitano risulta amministratore delegato e le cui quote, per il 51%, fanno capo a una S.p.A. siciliana a lui riconducibile.

Secondo la Procura, la Fondazione Betania versava già in stato di insolvenza dal 2016, accumulando nel tempo e fino al 2023 passività tributarie e previdenziali superiori ai 19 milioni di euro. In questo contesto, l’ente avrebbe concesso in affitto il proprio complesso operativo aziendale alla newco, costituita a ridosso dell’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.

Un’operazione che, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe risultata priva di qualsiasi corrispettivo economico per i successivi quattro anni, determinando una perdita stimata in 4,2 milioni di euro, risorse che – secondo la ricostruzione accusatoria – avrebbero potuto essere utilizzate per ripianare i debiti pregressi della ONLUS.

Accreditamenti sanitari trasferiti e ricavi dirottati

L’indagine ha inoltre evidenziato che l’operazione avrebbe avuto gli effetti sostanziali di una vera e propria cessione di ramo d’azienda, poiché alla newco sarebbe stata trasferita anche la titolarità degli accreditamenti con il Servizio sanitario regionale. Accreditamenti considerati dagli investigatori “primari e necessari allo svolgimento dell’attività aziendale”, nonché alla base dei principali flussi di ricavo. Secondo la Procura, l’intera operazione sarebbe stata preordinata ad abbandonare la Fondazione Betania al fallimento, salvaguardando invece la continuità dell’attività produttiva e reddituale nella nuova società.

Arresti domiciliari per l’avvocato Marco Zummo

Sulla base degli elementi raccolti, il gip del Tribunale di Catanzaro Piero Agosteo, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto nei confronti dell’avvocato Marco Zummo – la misura cautelare personale degli arresti domiciliari, unitamente al divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali o professionali. Le accuse contestate sono quelle di bancarotta fraudolenta distrattiva, con riferimento alla creazione della newco e allo svuotamento della Onlus, e di autoriciclaggio, ipotesi emersa nel corso delle attività investigative. Ci sono anche altri indagati, di cui una persona giuridica Carol Betania strutture sanitarie srl e i membri del Cda e ancora don Ivan Rauti, don Pietro Puglisi, Cesare Vincenzo Pelaia, don Vincenzo Arturo Grillo, Antonio De Marco, don Biagio Amato e Giuseppe Leone. Per loro si ipotizza la bancarotta fraudolenta e distrattiva.

Autoriciclaggio e drenaggio di liquidità

Secondo quanto riportato nel comunicato della Procura, oltre al reimpiego della struttura operativa distratta nella stessa newco, le indagini avrebbero fatto emergere un abuso di posizione dominante della S.p.A. siciliana all’interno della governance della nuova società. Una posizione che – sempre secondo l’accusa – avrebbe consentito all’imprenditore di drenare liquidità dalla newco a favore della S.p.A., attraverso operazioni prive di una reale giustificazione economica, sin dalle prime fasi di attività della società.

Sequestri e responsabilità amministrativa

Oltre alle misure cautelari personali, il gip ha disposto il sequestro preventivo impeditivo della newco, ritenuta strumentale alla commissione dei fatti di bancarotta e autoriciclaggio. È stato inoltre ordinato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di una somma superiore a 644 mila euro. Si tratta – secondo la ricostruzione investigativa – degli utili realizzati dalla newco negli anni 2022 e 2023 attraverso la gestione del complesso aziendale distratto dalla Fondazione Betania. In caso di insufficienza delle somme, il sequestro potrà essere esteso anche al patrimonio personale dell’imprenditore. Alla stessa newco è stato infine contestato l’illecito amministrativo previsto dall’articolo 25-octies del D.Lgs. 231/2001, in relazione alle operazioni di autoriciclaggio attribuite al suo legale rappresentante.

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