A quasi un mese dal disastro, la pazienza dei residenti di Contrada Macchia della Tavola a Cosenza è esaurita. Domani alle ore 11,30, le famiglie allontanate dalle proprie case si ritroveranno nei pressi della strada interrotta vicino al torrente Jassa per una conferenza stampa aperta. L’obiettivo è denunciare una condizione di precarietà estrema che coinvolge soggetti fragili e cittadini che, da sempre, abitano quella zona.
“Siamo 11 famiglie – si legge nella nota diffusa dai residenti – Abitiamo da sempre in contrada Macchia della Tavola a Cosenza. Dalla notte intercorsa tra il 12 e il 13 febbraio scorso siamo state sfollate dalle nostre case. Tra di noi ci sono anziani, bambini e una persona con grave disabilità. La strada di accesso alle nostre abitazioni è stata portata via dalla piena del torrente”.
Cronaca di un disastro annunciato
Secondo quanto dichiarato dai portavoce degli sfollati, la tragedia non sarebbe stata una tragica fatalità, bensì il risultato di una mancata manutenzione del territorio. Le famiglie puntano il dito contro l’amministrazione comunale di Palazzo dei Bruzi, rea di aver ignorato i ripetuti segnali di allarme inviati nei mesi precedenti l’esondazione.
I residenti intendono documentare pubblicamente le istanze presentate per sollecitare la pulizia del canale e il rafforzamento degli argini, interventi mai eseguiti. “Non abbiamo mai ottenuto risposta”, spiegano amaramente, aggiungendo che “era chiaro ed evidente il pericolo”.
L’ombra dell’abbandono istituzionale
Oltre al danno della perdita temporanea dell’abitazione, si aggiunge la beffa di un’incertezza totale sul futuro. Ad oggi, nessuno degli sfollati ha ricevuto indicazioni ufficiali sui tempi di ripristino della viabilità o sulle tempistiche previste per il rientro in sicurezza.
La rabbia traspare chiaramente dalle parole dei cittadini: “In più nessuno ci ha informato di quando potremo tornare nelle nostre case. Siamo stati completamente abbandonati. E per questo desideriamo che tutti sappiano le condizioni di vita in cui siamo costretti a vivere. Confidiamo nella presenza degli operatori dell’informazione locale e nazionale per documentare quanto è successo”.









