È diventata definitiva la condanna a 3 anni di reclusione nei confronti di un settantenne accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore, suo parente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’avvocato difensore Saverio Loiero contro la sentenza emessa nei mesi scorsi dalla Corte d’Appello di Catanzaro, rendendo così irrevocabile la decisione di secondo grado.
La vicenda riguarda due episodi di abusi sessuali avvenuti in un comune del Catanzarese, l’ultimo dei quali nel 2024. Gli episodi sarebbero stati compiuti approfittando dell’assenza della madre del bambino e si sono interrotti solo quando il minore ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai familiari, che hanno poi presentato denuncia alla Procura della Repubblica.
Le accuse e il capo d’imputazione
Secondo quanto contestato dalla Procura, l’uomo avrebbe costretto il minore a subire atti sessuali, approfittando della sua condizione di vulnerabilità e dell’assenza della madre. Nel capo d’imputazione si fa riferimento a condotte reiterate di natura sessuale. Gli episodi sarebbero avvenuti in almeno due occasioni, fino al 1° agosto 2024, configurando il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di minore.
Il processo: dalla condanna del gup all’Appello
Il procedimento era iniziato davanti al gup del Tribunale di Catanzaro Sara Merlini, che aveva inflitto all’imputato una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione, superiore alla stessa richiesta della Procura, ferma a 3 anni e 6 mesi. La pena era stata calcolata tenendo conto delle attenuanti generiche ritenute equivalenti all’aggravante e della scelta del rito abbreviato, che comporta la riduzione di un terzo della pena. Successivamente la Corte d’Appello di Catanzaro ha rideterminato la condanna in 3 anni di reclusione, decisione che è diventata ora definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione.
La parte civile e il risarcimento dei danni
Nel processo si è costituita parte civile la madre del minore, assistita dall’avvocato Simona La Falce. Dopo la definitività della sentenza penale, il legale potrà ora procedere in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal bambino.









