E’ iniziata la requisitoria del pg Marisa Manzini per i 42 imputati, giudicati con rito abbreviato, convolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Flash”, che aveva portato nel 2023 a 62 arresti contro il clan degli zingari, considerato una vera e propria organizzazione ‘ndranghetistica, con struttura interna e ruoli ben definiti. Un gruppo criminale che da braccio operativo delle famiglie Arena di Isola Capo Rizzuto, dei Grande Aracri di Cutro, dei Gaglianesi di Catanzaro, diventa un autonomo gruppo di ‘ndrangheta, che esercita la sua pressione mafiosa sui quartieri Pistoia, Corvo, Aranceto, Germaneto e Catanzaro Lido, in competizione con le altre associazioni mafiose nei settori delle estorsioni, dei furti, del traffico di sostanze stupefacenti.
Il clan Bevilacqua-Passalacqua, per l’accusa, è una solida realtà, costituita da una comunità etnica di considerevoli dimensioni, che riesce a sprigionare una capacità di intimidazione tale da attuare le attività illecite e perseguire le finalità delinquenziali del sodalizio. Un gruppo che ruota intorno alle figure apicali di Luigi Veccelloque Pereloque, Massimo Bevilacqua, Luciano Bevilacqua, Domenico Passalacqua, supportati da Ernesto Bevacqua, Massimo Berlingiere e Armidio Bevilacqua e rispetto al quale il magistrato ha chiesto ai giudici della Corte di appello di confermare 24 condanne, a pene comprese dai 20 anni a 1 anno di reclusione, un’assoluzione da ribaltare in condanna e altre 3 assoluzioni da lasciare invariate rispetto alla sentenza di primo grado.
Le condanne da confermare
In particolare il sostituto procuratore generale ha invocato la conferma della condanna di primo grado nei confronti di Luciano Abbruzzese, chiedendo la pena di 1 anno di reclusione e 2mila euro di multa); Domenico Amato, 4 anni 8 mesi di reclusione ed euro 671,00 di multa; Giuliana Berlingiere, 4 anni, 5 mesi,10 giorni di reclusione ed euro 889,00 di multa; Massimo Berlingiere, 13 anni e 10 mesi di reclusione; Ernesto Bevacqua, 12 anni e mesi 8 di reclusione; Armidio Bevacqua, 7 anni e 4 mesi di reclusione; Fabio Bevilacqua, 7 anni e mesi 6 di reclusione ed euro 30.000,00 di multa; Luciano Bevilacqua, 20 di reclusione; Massimo Bevilacqua, 20 di reclusione; Michele Bruno, 13 anni e mesi 2 di reclusione; Francesco Galeota, 8 anni e mesi 10 di reclusione; Antonella Iuliano, 5 anni di reclusione ed euro 19.333,00 di multa; Alfonso Lanatà, 8 anni di reclusione; Vincenzo Marchio, condanna ad anni 9 e mesi 8 di reclusione ed euro 9.333,00 di multa; il collaboratore di giustizia Santino Mirarchi , 9 anni, 8 mesi e 9.333 euro di multa; Antonio Passalacqua,18 anni e 8 mesi di reclusione; Domenico Passalacqua ( 53enne), 20 di reclusione; Francesca Passalacqua, 15 anni e 4 mesi di reclusione; Giosuele Passalacqua,12 anni e 3 mesi di reclusione; Domenico Sacco, 7 anni e 8 mesi; Bartolomeo Scordo, 7 anni e 8 mesi di reclusione; Vincenzo Talarico, 7 anni e 8 mesi di reclusione; Angela Tropea, 6 anni di reclusione ed euro 26.000,00 di multa; Luigi Vecceloque Pereloque, 8 anni di reclusione; Leonardo Vonella, 14 anni e mesi 4 di reclusione.
“L’aggravio di pena“
Il pg Marisa Manzini ha inoltre chiesto un aggravio di pena per Ivan Rossello, invocando la pena di 14 anni e 4 mesi in luogo dei 13 anni e 10 mesi incassati in primo grado (per la continuazione con altro giudicato precedente)
Assoluzioni da confermare
Il magistrato ha chiesto di lasciare inalterato il verdetto di primo grado, confermando le assoluzioni nei confronti di Luciano Passalacqua, Andrea Pelle e Andrea Scicchitano.
Per altri 14 imputati, alcuni dei quali hanno anticipato la richiesta di concordato il pg concluderà la sua requisitoria il prossimo 10 aprile.
Le accuse
Gli imputati devono difendersi a vario ti tolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, furto, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, per la maggior parte sono aggravati dal metodo mafioso, ed altri gravi reati.
I ruoli
Secondo le ipotesi accusatorie Massimo Bevilacqua è il perno fondamentale del gruppo mafioso, che avrebbe consentito il passaggio verso una collocazione autonoma del clan rispetto agli altri gruppi mafiosi, conquistando una fetta di mercato nelle estorsioni. Anche il fratello Luciano avrebbe ricoperto un ruolo apicale, portando avanti le condizioni necessarie per far acquisire al suo gruppo la piena autonomia e “guadagnarsi” il titolo di cosca di ‘ndrangheta, mentre Ernesto Bevilacqua avrebbe avuto il compito di coordinare tutte le attività finalizzate a riscuotere i crediti derivanti dalle estorsioni anche grazie alla stretta collaborazione di Massimo Berlingiere, il quale tra l’altro aveva ricevuto una dote di ‘ndrangheta. Domenico Passalacqua, alias “Bifaru”, risulta essere colui che si sarebbe occupato prevalentemente del settore del narcotraffico e Luigi Vecceloque Pereloque è riconosciuto da tutti i sodali quale capo del clan, come è emerso dalla vicenda relativa alla sua latitanza, che ha visto tutto il gruppo compatto impegnato per proteggere la sua posizione e per garantirgli la massima assistenza.
Il collegio difensivo
Sono impegnati nel processo, tra gli altri, gli avvocati Nicola Tavano, Antonio Ludovico, Alessandro Guerriero, Stefano Nimpo, Gianfranco Giunta, Piero Mancuso, Piero Chiodo, Salvatore Iannone, Michele Gigliotti, Domenico Pietragalla, Mary Aielllo.









