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10 Marzo 2026
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Il nuovo assetto della ‘ndrangheta a Isola Capo Rizzuto: estorsioni anche a un circo e “bacinella” per i detenuti (VIDEO)

Le indagini della Dda di Catanzaro ricostruiscono la riorganizzazione della consorteria criminale dopo gli ultimi blitz: estorsioni a imprese del territorio, traffico di droga e una cassa comune

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Un’operazione antimafia su larga scala è scattata nelle prime ore di questa mattina tra Crotone, Isola di Capo Rizzuto e diversi istituti penitenziari italiani, portando all’esecuzione di 19 misure cautelari nell’ambito dell’operazione denominata “Libeccio”.

Il blitz è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Crotone, dal Reparto anticrimine del Ros di Catanzaro e dalla Sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Crotone, con il supporto dei comandi provinciali di Cosenza e Catanzaro, del Nucleo cinofili, dell’8° Nucleo elicotteri e dello Squadrone eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia.

Operazione Libeccio

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda 19 persone: 18 sono finite in carcere e una agli arresti domiciliari. Cinque degli indagati erano già detenuti per altre cause. Le accuse, contestate a vario titolo, spaziano dalla associazione di tipo mafioso alle estorsioni, dalla rapina impropria all’accesso indebito ai dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, fino ai reati in materia di stupefacenti, spesso aggravati dal metodo mafioso o dalle finalità mafiose. Contestualmente sono stati eseguiti anche 19 decreti di perquisizione con la notifica delle informative di garanzia agli indagati.

Le indagini e il nuovo assetto del “locale” di Isola

Le indagini, sviluppate tra gennaio 2024 e luglio 2025, si sono basate su pedinamenti, attività di osservazione, intercettazioni telefoniche e ambientali e captatori informatici, oltre che sulle dichiarazioni di undici collaboratori di giustizia. L’attività investigativa si inserisce nel solco delle precedenti operazioni “Blizzard-Folgore” e “Black Flower”, che avevano già colpito le articolazioni della ’ndrangheta isolitana.

Gli investigatori hanno ricostruito le nuove dinamiche criminali del “locale di Isola Capo Rizzuto”, con particolare riferimento alle cosche Arena, Manfredi e Nicoscia, evidenziando come l’organizzazione sia stata capace di ricompattarsi dopo i colpi subiti nel 2025 e nei primi mesi del 2026.

Dalle indagini è emersa quella che gli inquirenti definiscono una “spiccata resilienza” delle cosche di Isola Capo Rizzuto, capaci di ricompattarsi e riorganizzarsi dopo le operazioni che le hanno colpite nel 2025 e nei primi mesi del 2026, mantenendo la propria operatività con modalità analoghe a quelle già emerse nelle precedenti inchieste antimafia. I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno inoltre ricostruito gli attuali organigrammi delle cosche, nei quali risultano presenti sia veterani della criminalità organizzata sia nuove leve, spesso supportate da familiari o conviventi di soggetti già detenuti.

Estorsioni a imprese e persino a un circo

Tra i fatti contestati figurano diversi episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso. Gli investigatori hanno documentato cinque estorsioni ai danni di un circo itinerante che aveva fatto tappa a Isola di Capo Rizzuto nel giugno 2024, ma nel mirino della cosca sono finiti anche un panificio, un supermercato affiliato a una catena internazionale, un’impresa edile del territorio e un’azienda della provincia di Messina.

Quest’ultima forniva mezzi a noleggio a una società della provincia di Salerno impegnata nella realizzazione di impianti elettrici nel Crotonese, e proprio in questo contesto sarebbero stati danneggiati diversi veicoli, con un danno complessivo stimato in circa 500mila euro. In alcuni casi gli imprenditori hanno deciso di collaborare con gli investigatori, mentre altri avrebbero fornito elementi utili senza formalizzare una denuncia.

La “bacinella” della cosca e il narcotraffico

Le indagini hanno inoltre portato alla luce l’esistenza di una “bacinella”, una sorta di cassa comune della cosca utilizzata per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti e coprire le spese legali degli affiliati. Il fondo sarebbe stato alimentato principalmente dal traffico di sostanze stupefacenti, con canali di approvvigionamento di hashish ed eroina provenienti da Napoli, Reggio Calabria e ambienti criminali albanesi attivi nell’area milanese.

Nel corso delle attività investigative è stato documentato anche il sequestro di 1,1 chilogrammi di eroina, effettuato il 18 ottobre 2024 dai carabinieri della Compagnia di Scandicci, su indicazione degli investigatori impegnati nell’inchiesta. La droga, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, veniva distribuita in tutta la provincia di Crotone, con un incremento dello spaccio soprattutto nei periodi estivi e durante le festività natalizie e pasquali.

Il business gestito dal carcere

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda la direzione dell’organizzazione direttamente dal carcere. Durante la conferenza stampa il procuratore della Repubblica di Catanzaro Salvatore Curcio ha sottolineato la particolarità dell’inchiesta, spiegando come l’operazione si inserisca nel solco di una serie di indagini sul “locale” di Isola Capo Rizzuto. “L’operazione di oggi si ricollega ad altre attività investigative che hanno riguardato l’ultrattività del locale di Isola Capo Rizzuto, una consorteria che continua a caratterizzarsi per le tipiche attività mafiose come le estorsioni, la disponibilità di armi e la presenza di elementi strutturali classici della ’ndrangheta, come la cosiddetta bacinella o cassa comune”.

Il procuratore ha quindi evidenziato quello che considera l’aspetto più inquietante dell’indagine. “La caratteristica principale di questa organizzazione è il fatto che era diretta e organizzata da detenuti e detenuti in regime di alta sicurezza. Questo rappresenta un campanello di allarme molto forte perché dimostra la permeabilità del sistema carcerario”.

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