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30 Marzo 2026
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Artemis II verso la Luna, missione “epica”: il ritorno umano nell’orbita lunare dopo oltre mezzo secolo

Dal primo aprile il viaggio di dieci giorni attorno alla Luna: possibile nuovo record di distanza dalla Terra e forte contributo europeo con il modulo di servizio realizzato anche in Italia

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A più di mezzo secolo dall’ultima missione del programma Apollo 17, l’umanità si prepara a tornare nei pressi della Luna. I quattro astronauti della missione Artemis II hanno raggiunto Cape Canaveral, dove stanno completando le ultime fasi di preparazione prima del lancio previsto per il 1° aprile.

L’obiettivo è una missione di dieci giorni in orbita lunare, senza allunaggio, ma con un valore altamente simbolico e tecnologico: il primo volo umano nello spazio profondo dai tempi del programma Apollo Program.Il comandante Reid Wiseman non nasconde l’emozione:
«Non penso ad altro», ha dichiarato, sintetizzando la concentrazione e l’attesa dell’equipaggio.

L’equipaggio dei record

Accanto a Wiseman voleranno tre astronauti destinati a segnare diversi primati nella storia dell’esplorazione spaziale. Il pilota Victor Glover diventerà la prima persona di colore a viaggiare oltre l’orbita terrestre. La specialista di missione Christina Koch sarà la prima donna a dirigersi verso la Luna.Completa l’equipaggio Jeremy Hansen, astronauta della Canadian Space Agency, che diventerà il primo non statunitense a volare verso la Luna. Per Koch la missione rappresenta qualcosa di più di un traguardo personale:
«È un privilegio e una responsabilità incredibili partecipare a questa missione», ha affermato.

Il viaggio e il possibile record

Durante il volo la capsula compirà un’orbita attorno alla Luna, avvicinandosi al satellite circa cinque giorni dopo il lancio. Se la traiettoria e l’orario di partenza lo permetteranno, gli astronauti potrebbero stabilire un nuovo primato: la maggiore distanza mai raggiunta da esseri umani dalla Terra, superando i 400.171 chilometri registrati dalla missione Apollo 13 nel 1970.

Il razzo e la capsula Orion

Sulla rampa 39B è pronto il potente Space Launch System, il vettore scelto per riportare gli astronauti oltre l’orbita terrestre. Il lancio era stato rinviato nelle scorse settimane a causa di una perdita di elio nello stadio superiore, problema che aveva costretto la Nasa  a riportare il razzo nel Vehicle Assembly Building per ulteriori verifiche.In cima al lanciatore è installata la capsula Orion spacecraft, battezzata Integrity, che ospiterà l’equipaggio durante il viaggio nello spazio profondo.

Il contributo europeo (e italiano)

Una parte fondamentale della missione arriva dall’Europa. Il Modulo di servizio europeo della capsula Orion è stato sviluppato dalla European Space Agency e fornirà energia, propulsione, acqua, aria e controllo termico agli astronauti. Il sistema è il risultato di quasi dieci anni di lavoro e del contributo di oltre 20 aziende in 10 Paesi europei. Tra queste anche l’Italia con Thales Alenia Space, mentre il ruolo di contraente principale è affidato a Airbus.

Il pupazzo “Rise” e il simbolo della missione

Come da tradizione nelle missioni spaziali, a bordo ci sarà anche un piccolo indicatore di assenza di peso: un pupazzetto chiamato Rise.Il nome e i colori si ispirano alla celebre immagine del sorgere della Terra osservato dagli astronauti di Apollo 8 nel 1968, una delle fotografie più iconiche della storia dell’esplorazione spaziale.

Il conto alla rovescia

Il lancio è programmato per le 6:24 del 1° aprile in Florida (le 00:24 del 2 aprile in Italia). In caso di maltempo o problemi tecnici, sono previste diverse finestre di lancio alternative nei giorni successivi.Gli astronauti si trovano già in quarantena dal 20 marzo, procedura standard per evitare qualsiasi problema sanitario prima della partenza.La mattina del lancio inizieranno a indossare le tute spaziali nella struttura dedicata a Neil Armstrong, il primo uomo ad aver camminato sulla Luna.

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