× Sponsor
6 Aprile 2026
13.5 C
Calabria
spot_img

Depositi costieri a Vibo Marina, verità e propaganda: cosa c’è dietro lo scontro tra il Comune e Meridionale Petroli

Tra atti amministrativi, annunci politici e smentite ufficiali, la partita sulla delocalizzazione resta aperta: il nodo vero è tutto nel valore (contestato) del provvedimento dell’Autorità Portuale

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Le vicende connesse alla delocalizzazione dei depositi costieri della Meridionale Petroli, dall’attuale sito all’area industriale di Porto Salvo, sono da mesi al centro del dibattito politico e come spesso avviene quando le voci sono tante, la confusione regna sovrana, tant’è che diventa difficile individuare i confini tra le ragioni dell’uno ed i torti dell’altro.

In questo contesto riteniamo che il modo migliore per fare chiarezza sia quello di concentrare gli approfondimenti sugli eventi principali seguendo il filo della loro scansione temporale. Il punto di partenza non può che essere individuato nell’istanza presentata dalla Meridionale Petroli mirante all’ottenimento del rinnovo ventennale della concessione, in scadenza proprio nel 2026.

La richiesta ha messo in moto un complesso iter procedimentale che ha portato in prima battuta alla convocazione di una conferenza di servizi, finalizzata all’acquisizione contestuale di tutti i pareri prodromici alla valutazione della predetta istanza. Acquisiti i pareri, tutti favorevoli al rinnovo – compreso quello del Comune di Vibo, che lo aveva però limitato ad un arco temporale di soli trenta mesi, lasso ritenuto congruo per la realizzazione dell’agognata delocalizzazione – il responsabile del procedimento ha pubblicato una determina conclusiva di tale fase endoprocedimentale con la quale viene espresso parere positivo al rinnovo ventennale. A questo punto in molti prendono un abbaglio, confondendo quel parere con la decisione ultima, di competenza del comitato di gestione dell’Autorità Portuale, ponendo sul banco degli imputati Romeo, accusandolo in modo improprio di aver fallito.

Il caso Ergotrade e le verifiche mai fatte

Un altro aspetto dell’intricata vicenda che va messo in rilievo è quello inerente la società Ergotrade, citata da Romeo nelle osservazioni inviate alla Conferenza di servizi il 12 dicembre 2025 con lo scopo di dimostrare la fattibilità tecnica del trasferimento dei depositi nei famosi trenta mesi.

La società viene indicata quale soggetto interessato e capace non solo di attuare la delocalizzazione, ma anche di aumentare le maestranze rispetto a quelle occupate dalla Meridionale Petroli e, ciliegina sulla torta, di realizzare una boa di ancoraggio distante 400 metri, eliminando così la presenza di petroliere nel porto.

Se in precedenza il sindaco aveva avuto gioco facile nel dimostrare l’infondatezza delle accuse, in questo caso il “round” se lo sono aggiudicati i consiglieri comunali di Forza Italia, i quali hanno chiesto conto delle capacità tecniche ed economiche della Ergotrade, costringendo Romeo ad ammettere di non aver fatto alcuna verifica in tal senso e di aver menzionato la società ai soli fini di cui sopra.

Il provvedimento dei quattro anni e lo scontro

Chiuso questo incidente di percorso, arriva il provvedimento dell’Autorità Portuale che, disattendendo in modo inusuale il parere conclusivo della Conferenza di servizi, rinnova per soli quattro anni la concessione alla Meridionale Petroli, scatenando l’entusiasmo del sindaco, il quale convoca una conferenza stampa dove – con toni imprudentemente trionfalistici – annuncia di essere riuscito ad ottenere un risultato storico e straordinario per Vibo Marina, specificando, tra le altre cose, che la Meridionale Petroli avrebbe dovuto spostare, entro il termine di quattro anni, i depositi dal porto.

Neppure il tempo di gioire che la società petrolifera redige una durissima nota con la quale smentisce in toto le asserzioni del sindaco. Viene puntualizzato infatti che non esiste nessun impegno alla delocalizzazione degli impianti anche perché, per come emerso nella riunione del 30 gennaio di tutti gli enti interessati, non risultano aree idonee già individuate per ospitare un nuovo deposito, né risultano garanzie sulle necessarie autorizzazioni e neppure sui sostegni pubblici inerenti alle somme necessarie per il trasferimento.

La società precisa inoltre che la domanda di rinnovo ventennale non è stata contestata da nessuno e che i suoi depositi di Vibo Marina sono classificati come presidio industriale strategico poiché garantiscono il 60% dell’approvvigionamento energetico dell’intera regione. Successivamente il sindaco, attraverso interventi che, per come vedremo, poco incidono sul nocciolo della questione, ha in parte meglio specificato i concetti espressi nella conferenza stampa ed in parte negato di aver effettuato annunci trionfalistici; evidentemente il “risultato storico e straordinario” è un’invenzione giornalistica!

Di fronte a queste ulteriori precisazioni del sindaco anche la società petrolifera con una nuova nota, che sostanzialmente ribadisce le argomentazioni già espresse, ha puntualizzato le proprie posizioni, in particolare quantificando i costi dell’operazione in oltre 100 milioni e come elemento di novità sfidando il sindaco ad un pubblico confronto nel corso del quale ogni affermazione possa essere verificata alla luce degli atti ufficiali.

Il nodo giuridico: cosa vale davvero quell’atto

Ricostruita la lunga vicenda nei suoi tratti essenziali, appare di tutta evidenza che il cuore della questione, quello che pone su piani diametralmente opposti le valutazioni del sindaco e quelle della Meridionale Petroli, sia il diverso valore assegnato alla determinazione dell’Autorità Portuale. Riteniamo che quell’atto sia stato assunto ai sensi dell’art. 38 del Codice della navigazione, il cui testo subordina il rilascio del provvedimento di occupazione anticipata di beni del demanio marittimo alla ricorrenza di motivi di urgenza, che nel caso della Meridionale Petroli attengono alla scadenza della precedente concessione che imporrebbe il blocco dell’attività.

Si tratta quindi di un provvedimento strumentale e preparatorio rispetto alla concessione definitiva, che viene adottato nelle more del perfezionamento dell’iter procedimentale e quindi, nella fattispecie concreta, non incide sul rinnovo definitivo e sulla sua durata. Diversamente opinando (come fa Romeo) si arriverebbe all’assurda situazione che, allo scadere dei quattro anni, in mancanza di trasferimento i depositi verrebbero chiusi d’autorità nonostante siano classificati come “presidio industriale strategico” con tutto quello che tale classificazione comporta.

I limiti pratici della delocalizzazione

Esistono poi altre ragioni di ordine pratico che non collimano con gli enunciati del sindaco: se anche la società dovesse decidere per il trasferimento, questo non potrebbe avvenire comunque entro i quattro anni; anche a voler dare per buono quel che dice Romeo sull’esistenza del terreno per ospitare i depositi a Portosalvo, certamente nessuno si è pronunciato sulla sua idoneità specifica in tal senso, mancano poi tutte le altre autorizzazioni, non si conoscono i costi dell’operazione, né chi se ne dovrebbe fare carico e in che misura.

A tal proposito non si è neppure compreso se verrà ipoteticamente costruito un impianto ex novo o trasferito quello esistente, ipotesi, quest’ultima, che – non riguardando certo un banco di frutta e verdura che carichi su un mezzo di trasporto ed in giornata collochi ovunque – comporterà certamente un fermo di approvvigionamento generale per la regione che neppure una mente particolarmente fantasiosa può concepire.

Il silenzio della politica

Chiuso questo argomento ed in attesa degli sviluppi, va fatta un’altra considerazione, attinente alla circostanza che il sindaco Romeo è stato lasciato solo in questa battaglia, nella quale invece avrebbe dovuto avere il supporto dei principali esponenti politici del territorio.

Sul punto si è registrato solamente l’assordante silenzio di Pitaro e Mangialavori che invece avrebbero dovuto intercedere presso i palazzi regionali e romani che contano. Né d’altro canto può essere sostenuto che il loro disinteresse sia dovuto alla mancanza di condivisione degli obiettivi di Romeo, poiché i loro referenti in consiglio comunale, i quali non si muovono senza il preventivo assenso dei rispettivi leaders, hanno condiviso le scelte del sindaco.

Due sono le cose: o Pitaro e Mangialavori hanno altro per la testa (assessorato il primo, candidatura blindata il secondo) e per questo motivo trascurano completamente le esigenze del territorio, oppure Romeo – che si trova a fare il sindaco, per come è noto, poiché all’epoca la sua vittoria era funzionale ai due politici per regolare i conti con Comito e Daffinà – oggi non risulta più utile ai loro interessi politici ed ogni suo eventuale successo viene catalogato come quello di un avversario che, in ottica futura, conviene ridimensionare.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE