Il Consiglio di Stato ha messo un punto fermo sulla vicenda dello scioglimento del Comune di Stefanaconi, nel Vibonese, confermando in via definitiva la legittimità del provvedimento che aveva portato alla decadenza degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose.
Con una sentenza articolata, la terza sezione ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Salvatore Solano e da altri amministratori, ribadendo la validità dell’impianto accusatorio amministrativo alla base dello scioglimento e confermando la lettura già espressa in primo grado dal Tar.
“Grave pregiudizio per la collettività”
Nel dispositivo viene richiamato un quadro complessivo definito particolarmente critico per l’ente locale. I giudici parlano di un contesto caratterizzato da “grave pregiudizio agli interessi della collettività”, oltre che da “inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale”, con conseguente perdita di credibilità istituzionale.
Secondo la ricostruzione riportata nella sentenza, emerge una situazione di diffusa mala gestione e una significativa compromissione dei principi di legalità all’interno della macchina amministrativa.
Le posizioni sugli ex amministratori
Nel provvedimento vengono inoltre richiamati elementi ritenuti rilevanti rispetto al ruolo degli ex vertici politici. In particolare, per l’ex sindaco Solano, la sentenza ripercorre quanto già evidenziato in sede amministrativa, sottolineando la presenza di rapporti e frequentazioni considerate problematiche dagli organi investigativi.
Gli atti riportano inoltre riferimenti a contatti con soggetti riconducibili a contesti di criminalità organizzata e a una serie di verifiche e controlli sugli amministratori comunali, inseriti nella relazione di scioglimento.
Affidamenti diretti e gestione amministrativa
Un ulteriore passaggio riguarda la gestione degli appalti pubblici. Nella ricostruzione vengono citati 82 affidamenti diretti in un solo anno, di cui una parte significativa sarebbe stata assegnata a soggetti ritenuti contigui ad ambienti mafiosi.
Per il Consiglio di Stato questo elemento si inserisce nel quadro più ampio di una struttura amministrativa ritenuta permeabile a influenze esterne, con effetti diretti sulla correttezza e trasparenza delle procedure.
Il nodo dei rapporti e delle contestazioni
Nelle motivazioni vengono richiamate anche vicende giudiziarie e procedimenti a carico dell’ex sindaco, oltre a rapporti di familiarità con imprenditori poi condannati in ambito mafioso. Un insieme di elementi che, secondo i giudici, contribuisce a delineare una condizione di contiguità e di condizionamento non episodico.
La conferma dello scioglimento
Alla luce dell’intero quadro ricostruito, il Consiglio di Stato conferma quindi la legittimità dello scioglimento del Comune di Stefanaconi, ritenendo fondate le valutazioni della Prefettura e le decisioni già assunte in precedenza.
La sentenza chiude così il contenzioso amministrativo, cristallizzando l’impianto accusatorio alla base del provvedimento e confermando lo scioglimento per infiltrazioni mafiose come misura necessaria a tutela dell’ente locale e del suo funzionamento istituzionale.




