La Reggina fa il suo dovere e batte l’Enna nel recupero del Granillo, ma non basta per spazzare via dubbi e malumori. I tre punti tengono accesa una fiammella di speranza nella corsa al primo posto, ma il clima resta teso: il pubblico amaranto non ha risparmiato fischi a Barillà e compagni, segnale evidente di una stagione vissuta tra alti e bassi.
La squadra di Torrisi prova a fare la partita già nel primo tempo, gestendo il possesso palla ma trovando pochi varchi negli ultimi sedici metri. L’Enna si difende con ordine e prova a colpire in ripartenza, creando più di un grattacapo alla retroguardia amaranto.
Girasole sblocca, poi il brivido
A rompere l’equilibrio ci pensa Rosario Girasole, bravo a sfruttare un calcio d’angolo battuto da Di Grazia e a firmare l’1-0 da distanza ravvicinata. Un gol che sembra indirizzare la gara, ma che non mette al sicuro la Reggina.
In avvio di ripresa, infatti, arriva l’episodio che cambia tutto: Lagonigro atterra Bamba lanciato a rete, per l’arbitro non ci sono dubbi. È rigore, e Tchaouna dal dischetto firma il momentaneo pareggio.
La reazione e il sigillo di Laaribi
La risposta amaranto è immediata, quasi rabbiosa. La squadra alza il ritmo e trova il nuovo vantaggio con Momo Laaribi, alla sua prima rete in campionato, bravo a risolvere un batti e ribatti in area sugli sviluppi dell’ennesimo corner.
Da lì in avanti la partita perde intensità. La Reggina gestisce, ma senza chiudere i conti. L’espulsione di Mungo a un quarto d’ora dalla fine complica il finale, con gli amaranto costretti a difendersi e a portare a casa il risultato in sofferenza.
Classifica ancora aperta, ma pesa il passato
A tre giornate dalla fine e con nove punti ancora in palio, la matematica non condanna la Reggina. La corsa al primo posto resta aperta, almeno sulla carta.
Ma nello spogliatoio e nell’ambiente prevale un sentimento chiaro: rammarico. Perché questa squadra, costruita per stare in alto, ha lasciato per strada troppi punti, soprattutto contro avversari alla portata.
È qui che si gioca la vera partita: quella dei rimpianti. Con maggiore continuità, oggi la Reggina guarderebbe tutti dall’alto. Invece deve inseguire, aggrappata a una speranza che resta viva, ma che non cancella ciò che poteva essere e non è stato.




