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10 Aprile 2026
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Dasà insorge contro i tagli dell’Asp. Duro attacco del sindaco: “Le aree interne non sono variabili sacrificabili”

Il primo cittadino del centro vibonese contesta duramente la riorganizzazione della continuità assistenziale, denunciando l'allontanamento dei servizi essenziali dai piccoli comuni e dalle frazioni montane. Pronto il ricorso al TAR Calabria.

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Una nuova frattura si apre tra i territori e i vertici della sanità calabrese. Al centro della polemica si pone la delibera numero 176, emanata l’8 aprile 2026 dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, che ridisegna la mappa della continuità assistenziale. Per l’ambito territoriale “Serra San Bruno 4”, che raggruppa le comunità di Arena, Dasà e Acquaro, il provvedimento introduce una turnazione settimanale e weekend alternati tra le diverse sedi. Una scelta che ha scatenato l’immediata reazione del primo cittadino di Dasà, convinto che tale manovra non rappresenti un efficientamento, ma un concreto indebolimento della tutela della salute dei cittadini, destinato a generare incertezza e a rendere il presidio medico meno accessibile.

Il grido d’allarme sulle distanze geografiche

Il sindaco punta il dito contro una gestione burocratica che sembrerebbe ignorare la realtà morfologica del territorio. La nuova organizzazione non avrebbe infatti considerato che i comuni di Arena e Acquaro amministrano due frazioni montane situate a notevole distanza dai centri abitati principali. In un contesto dove la rete viaria è già complessa, l’alternanza del servizio rischia di trasformare un’esigenza medica in un’odissea logistica. Per l’amministrazione comunale di Dasà, la carenza di personale medico non può diventare l’alibi per penalizzare costantemente le periferie.

Le dichiarazioni del Sindaco e la minaccia legale

Il primo cittadino ha espresso il proprio dissenso con toni fermi e risoluti, evidenziando il distacco tra le decisioni aziendali e i bisogni reali della popolazione. “Questa decisione è inaccettabile. Non si può parlare di efficientamento quando il risultato è aumentare le distanze, i disagi e la complessità per chi vive nei piccoli Comuni. La continuità assistenziale è un presidio fondamentale e non può essere trattata come una variabile da ridurre o spostare in base alle esigenze organizzative”.

Secondo la visione del Comune, l’attuale impianto della delibera tradisce il concetto stesso di sanità di prossimità. “Le aree interne non possono continuare a pagare il prezzo della carenza di personale medico e delle scelte dell’Azienda sanitaria. Qui il problema è semplice: il servizio sarà più vicino ai cittadini oppure più lontano? Più immediato oppure più complicato? Per noi la risposta è chiara: così si indebolisce la sanità di prossimità”.

La richiesta di un tavolo istituzionale

Davanti a quella che viene definita come una scelta calata dall’alto e priva di un confronto preventivo con le amministrazioni locali, Dasà lancia un ultimatum. “Non accettiamo decisioni calate dall’alto che incidono sulla vita quotidiana delle persone senza un confronto serio con i territori. Chiediamo la revisione immediata del provvedimento e l’apertura di un tavolo istituzionale con i Comuni interessati”.

L’amministrazione chiede formalmente la modifica dell’atto aziendale e un confronto urgente con l’ASP e la Conferenza dei Sindaci per ottenere garanzie concrete sull’accessibilità del servizio. In assenza di un’apertura al dialogo e di una revisione del piano, il Comune ha già annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento dinanzi al TAR Calabria. “Difendere la sanità territoriale significa difendere un diritto fondamentale. Su questo punto Dasà non farà passi indietro”.

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