La giustizia non allenta la presa sui protagonisti della criminalità organizzata che per anni ha ramificato i propri interessi nel cuore dell’Emilia-Romagna.
A pochi mesi dal suo ultimo arresto, avvenuto nell’autunno del 2024, Antonio Gualtieri è stato condannato a dieci anni di reclusione dal tribunale di Bologna. Per il sessantatreenne, già riconosciuto in passato come uno dei colonnelli della cosca emiliana, si tratta di un ritorno dietro le sbarre che arriva quasi in continuità con la precedente detenzione.
Gualtieri aveva infatti appena terminato di scontare la pena di 12 anni rimediata nel maxi-processo “Aemilia”, ma la sua libertà è durata lo spazio di pochi sospiri prima che nuove indagini lo riportassero al centro delle cronache giudiziarie.
Un vertice che non ha mai abbandonato gli affari
La sentenza emessa dal giudice per l’udienza preliminare Letizio Magliaro, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, conferma il ruolo centrale di Gualtieri nelle dinamiche criminali del territorio.
L’impianto accusatorio, sostenuto con determinazione dalla pm della Dda Beatrice Ronchi e dal pm di Reggio Emilia Stefano Finocchiaro, ha fatto luce su una serie di illeciti che spaziano dalle pressioni indebite alle manovre per alterare il mercato.
In particolare, il giudizio si è concentrato su due episodi di estorsione e su un caso di turbativa d’asta, segnali evidenti di una capacità operativa mai sopita nonostante la lunga carcerazione precedente. Durante il processo, una delle accuse di estorsione è stata riqualificata dal giudice in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, un dettaglio tecnico che però non ha scalfito la sostanza di una condanna pesante.
Una rete familiare sotto la lente della Dda
Il processo bolognese non ha colpito soltanto la figura di vertice, ma ha travolto l’intera cerchia relazionale che ruotava attorno ad Antonio Gualtieri. Insieme a lui, è stato condannato a sei anni e otto mesi anche il fratello, Rosario Gualtieri, confermando come la gestione di certi interessi seguisse spesso logiche di tipo parentale.
Pene più lievi, invece, per altre figure satellitari: il cognato Alfonso Durante ha ricevuto una condanna a due anni con la sospensione condizionale della pena, mentre altri due indagati coinvolti nell’inchiesta hanno preferito evitare il dibattimento definendo la propria posizione attraverso il patteggiamento.
Questo nuovo tassello giudiziario dimostra quanto sia profondo il radicamento di certi gruppi, capaci di rigenerarsi e di tornare a operare non appena si presentano le condizioni, rendendo necessario un monitoraggio costante da parte delle istituzioni e della Direzione Distrettuale Antimafia.




