Nella mattinata di oggi il gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Teorema”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone. La misura più grave, il carcere, è stata disposta nei confronti di Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia, e di Giacomo Combariati, entrambi indagati per associazione a delinquere e corruzione e destinatari di numerosi capi d’imputazione. Sono stati invece posti agli arresti domiciliari i professionisti Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, con divieto di comunicazione con l’esterno. Per l’avvocato Francesco Manica, fratello dell’ex vicepresidente, è stato disposto il divieto di dimora nel territorio provinciale di Crotone.
L’inchiesta “Teorema”: il sistema delle tangenti
Secondo l’impianto accusatorio della Procura, l’indagine coinvolge complessivamente 20 persone e ruota attorno a una presunta associazione a delinquere che avrebbe operato sugli appalti pubblici della Provincia di Crotone e dei Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Gli inquirenti, guidati dal procuratore Domenico Guarascio e dal sostituto Rosaria Multaria, ipotizzano l’esistenza di un sistema consolidato di tangenti, già emerso il 31 marzo scorso con il sequestro preventivo di beni.
Il meccanismo: progetti pilotati e consulenze fittizie
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe proprio Fabio Manica, ritenuto promotore del presunto sodalizio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra il 2023 e il 2025 sarebbero stati assegnati incarichi e lavori pubblici a tecnici e imprese ritenuti vicini al gruppo.
Successivamente, i professionisti incaricati – tra cui Bisceglia e Luchetta – avrebbero versato una quota degli importi ricevuti su conti riconducibili alla società “Sinergy Plus”, formalmente intestata a Combariati ma, secondo l’accusa, gestita di fatto dallo stesso Manica. Le somme, per gli inquirenti, rappresenterebbero tangenti mascherate da consulenze, poi fatte transitare su ulteriori conti nella disponibilità dell’ex vicepresidente.
Le motivazioni del gip e gli sviluppi
Il Gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il concreto rischio di reiterazione del reato, evidenziando come la rete di relazioni degli indagati e le modalità delle condotte contestate rendano insufficienti misure meno afflittive. L’esecuzione delle misure è stata affidata alla Guardia di Finanza di Crotone, che proseguirà anche nei controlli sul rispetto delle prescrizioni. L’indagine, tuttavia, non è conclusa: il giudice ha fissato un termine di sei mesi per ulteriori attività investigative, tra cui escussioni di persone informate sui fatti e acquisizioni documentali, finalizzate a consolidare il quadro accusatorio.






