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18 Aprile 2026
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Decreto sicurezza, l’allarme dei penalisti: “Rischio sovraffollamento carcerario”

L’Unione Camere Penali Italiane critica l’emendamento sullo spaccio di lieve entità: “Contrasta con i principi costituzionali e aggraverà il sistema penale”.

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La Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane interviene con un duro comunicato sull’emendamento approvato dal Senato in sede di conversione del cosiddetto decreto sicurezza. La modifica normativa riguarda i reati legati a produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e introduce nuove limitazioni alla possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità.

Il nodo dello spaccio di lieve entità

Secondo i penalisti, la disciplina prevista dall’articolo 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 nasceva con l’obiettivo di attenuare il rigore sanzionatorio nei confronti di condotte a bassa offensività, riconducibili a forme di criminalità marginale. Un principio ribadito anche dalla Corte Costituzionale che, con una recente pronuncia, ha sottolineato la natura attenuata di tali fattispecie e la loro compatibilità con strumenti rieducativi come la messa alla prova.

“Automatismi in contrasto con la Costituzione”

L’emendamento, secondo l’Unione Camere Penali, introdurrebbe invece criteri generici come la continuità e l’abitualità della condotta, trasformandoli in elementi che escludono automaticamente la lieve entità del reato. Una scelta che, si legge nel comunicato, sottrarrebbe al giudice la possibilità di valutare il caso concreto e di modulare la pena in base alla reale gravità del fatto.

Rischio sproporzione e sovraffollamento carcerario

La posizione dei penalisti evidenzia come questa impostazione rischi di assimilare situazioni molto diverse tra loro, compromettendo il principio di proporzionalità della pena. Secondo la Giunta, l’effetto concreto potrebbe essere un ulteriore aggravamento del sovraffollamento carcerario, senza reali benefici nella lotta alle forme più strutturate di criminalità.

“Una rincorsa alla linea più repressiva”

Nel documento si sottolinea infine come il legislatore sembri muoversi nella direzione di un inasprimento continuo delle norme, inseguendo interpretazioni giurisprudenziali più restrittive. Una strategia che, secondo l’Unione Camere Penali, rischia di incidere negativamente sui principi fondamentali del diritto penale, senza apportare un contributo concreto al contrasto dei fenomeni criminali più complessi.

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