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20 Aprile 2026
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Caro carburanti: le marinerie di Calabria e Sicilia annunciano il blocco dello Stretto per il 1° maggio

L’associazione dei pescatori e la Federazione Armatori Siciliani si riuniscono per pianificare una protesta eclatante. Nel mirino il Governo Meloni, accusato di inerzia di fronte a costi del gasolio.

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La tensione tra i lavoratori del mare ha raggiunto il punto di rottura. Nel pomeriggio odierno, l’Associazione pescatori marittimi professionali e la Federazione Armatori Siciliani (Fas) terranno un’assemblea a porte chiuse nel Siracusano per definire i dettagli di una mobilitazione che si preannuncia massiccia. L’ipotesi più concreta, al vaglio dei vertici sindacali, è il blocco totale dello Stretto di Messina previsto per il prossimo 1° maggio. All’iniziativa dovrebbero aderire pescherecci provenienti da tutte le marinerie della Sicilia e della Calabria, creando un presidio navale capace di paralizzare uno dei principali snodi del Mediterraneo.

L’affondo al Governo: dalle promesse alle accise

Il presidente della Fas, Fabio Micalizzi, ha espresso duramente il malcontento della categoria, indirizzando le critiche direttamente all’attuale esecutivo. L’iniziativa, secondo Micalizzi, è necessaria per “far sentire la nostra voce al governo Meloni che quando era all’opposizione diceva di impegnarsi per le accise, per il caro carburanti e per tanto altro, mentre oggi non ha fatto niente né per gli utenti né, tanto meno, per le categorie produttive”. Gli armatori lamentano una discrepanza tra gli impegni assunti in campagna elettorale e l’attuale assenza di misure strutturali per contenere i costi energetici.

Rischio demolizioni e l’ipotesi della bandiera estera

Le ripercussioni economiche del caro gasolio stanno portando le aziende ittiche verso un vicolo cieco. Senza un intervento immediato che fissi un tetto massimo al prezzo del diesel, il settore paventa scenari drammatici: licenziamenti di massa, vendita forzata delle imbarcazioni o, nel peggiore dei casi, la loro demolizione. “Il comparto pesca chiede un intervento immediato del governo”, ha ribadito Micalizzi, sottolineando la disperazione di alcuni associati.

La crisi è talmente profonda che tra le ipotesi emerse nelle ultime ore vi è anche quella della fuga fiscale e burocratica. Alcuni armatori starebbero valutando di cambiare bandiera, iscrivendo le proprie imbarcazioni nei registri di Malta o della Tunisia. In Nord Africa, in particolare, il prezzo del carburante si attesta intorno ai 30 centesimi al litro, una cifra che renderebbe nuovamente competitive le aziende siciliane, attualmente schiacciate da costi di gestione insostenibili in territorio italiano.

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