Per la Cgil Calabria la notizia della perdita dei finanziamenti per le Case di Comunità di Cariati e San Marco Argentano rappresenta in maniera chiara la distanza tra narrazione politica e realtà.
Percentuali da paura
Dice il sindacato: “Si tratta di presidi strategici per la sanità territoriale, pensati per garantire prossimità delle cure, presa in carico dei cittadini e alleggerimento della pressione sugli ospedali. La loro mancata realizzazione non è solo un’occasione persa, ma l’ennesima conferma di un fallimento nella capacità di programmazione e gestione della sanità calabrese. Delle 63 Case di Comunità previste in Calabria nell’ambito del Pnrr, solo 2 hanno almeno un servizio dichiarato attivo, con una percentuale di attivazione del 3,2% contro una media nazionale del 45,5%. Altro che superamento del commissariamento: i numeri certificano un sistema ancora fermo e incapace di spendere le risorse disponibili. Eppure, la Regione prevede di rendere operativa la rete entro il 2026, con un investimento di circa 350 milioni di euro. In questi mesi abbiamo assistito a un susseguirsi di annunci, rivendicazioni e operazioni di comunicazione che oggi si scontrano con fatti concreti: opere mai avviate, risorse perdute, territori lasciati senza risposte”.
“Un racconto diverso dalla realtà”
La Cigl Calabria passa alle conclusioni: “Non si può continuare a raccontare una sanità che migliora mentre, nei fatti, si perdono finanziamenti e si rinuncia a servizi essenziali per i cittadini. La proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil va esattamente nella direzione opposta rispetto a quanto sta accadendo in Calabria: rafforzare la sanità territoriale e rendere pienamente operative le Case di Comunità come presidio fondamentale di prossimità. Il testo pone al centro il potenziamento dei servizi territoriali, con investimenti strutturali, più personale e un’organizzazione capace di garantire l’effettiva presa in carico delle persone, a partire dai soggetti più fragili”.






