Sono strade processuali differenti quelle imboccate dai 46 indagati coinvolti nell’operazione antimafia “Call Me” della Dda di Catanzaro contro il clan La Rosa di Tropea. Su 46 indagati, 13 hanno scelto il rito abbreviato, che consente uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. Tra loro figurano Cassandra La Rosa, Michele Bruzzese (marito di Cassandra La Rosa), Natascia Bruzzese, Pamela Bruzzese, tutti di Tropea, e Francesco Taccone, di Santa Domenica di Ricadi.
Rinvio a giudizio per gli altri imputati
Per gli altri imputati si procederà con rito ordinario e rinvio a giudizio: dovranno comparire il 29 maggio davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Tra questi figurano Francesco La Rosa, Alessandro La Rosa (figlio di Francesco), Giuseppina Costa, Cristina La Rosa, Davide Surace (marito di Cristina La Rosa e genero di Antonio La Rosa), Tomasina Certo (moglie del boss Antonio La Rosa), Domenico La Rosa, 41 anni (figlio di Antonio La Rosa), Domenico La Rosa, 88 anni (padre di Antonio e Francesco La Rosa), Carmela La Torre, Loredana Molina, Carmela Addolorato, Piergiorgio Centro, tutti di Tropea.
La posizione del boss Antonio La Rosa
È stata invece stralciata la posizione di Antonio La Rosa, al fine di valutare un possibile patteggiamento della pena in “continuazione” con la condanna a 16 anni già riportata nel maxiprocesso Rinascita Scott.
Le accuse contestate
I reati contestati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti e trasferimento fraudolento di valori.
Telefonini in carcere e comunicazioni con l’esterno
L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia, punta in particolare a far luce sull’uso di telefonini in carcere per comunicare con l’esterno da parte dei boss di Tropea Antonio e Francesco La Rosa, attualmente detenuti in regime di 41 bis dell’ordinamento penitenziario.






