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27 Aprile 2026
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Cocaina dalla Calabria a Firenze, cade un pezzo dell’accusa: sette condanne e quattro assoluzioni (NOMI)

La pena più pesante inflitta a un 59enne originario di Stefanaconi e trapiantato da anni nell'hinterland fiorentino. Cade l'accusa più grave per un altro vibonese

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Era un’organizzazione collaudata, con ruoli precisi e una logistica degna di un’impresa: auto con doppifondi, comunicazioni criptate, corrieri dedicati e un sistema di rifornimento che partiva dalla Calabria e arrivava fino al cuore di Firenze. Cinque anni dopo le prime intercettazioni, il Tribunale di Firenze ha messo la parola fine al primo capitolo giudiziario del processo sul traffico di cocaina orchestrato intorno alla figura di Pasquale Conidi, 59 anni, originario di Stefanaconi, in provincia di Vibo Valentia, da anni trapiantato nell’hinterland fiorentino di Impruneta.

Il processo si è celebrato con il rito abbreviato e il verdetto arriva dopo un’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, coordinata dal sostituto procuratore Leopoldo De Gregorio. Sedici le persone finite sotto indagine. Il bilancio finale, per quanto emerge dal dispositivo, è di sette condanne e quattro assoluzioni piene, oltre ad alcune assoluzioni parziali da singoli capi d’imputazione.

Le condanne

La pena più pesante è stata inflitta a Pasquale Conidi, ritenuto dall’accusa uno dei vertice dell’organizzazione: otto anni di reclusione. La decisione del giudice, però, è più articolata di una condanna lineare. Nella ricostruzione dell’accusa, era il perno del sodalizio sul territorio toscano. Riceveva le partite di cocaina, le distribuiva alla clientela, dava ordini agli associati e avrebbe continuato a muoversi anche nei periodi in cui si trovava ai domiciliari, sfruttando una rete di fiancheggiatori che lo tenevano operativo. Il tribunale ha disposto anche la confisca di quanto sequestrato a suo carico e la interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Sette anni di reclusione e quarantamila euro di multa per Antonio Callipari, 32 anni, originario di Locri, in Calabria. Callipari è stato però assolto dal capo 1, quello relativo alla contestazione associativa, per non aver commesso il fatto. Una distinzione importante: condannato per le cessioni di droga, ma fuori dalla parte più grave dell’impianto accusatorio. Anche per lui il tribunale ha disposto la interdizione perpetua dai pubblici uffici e lo stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Giuseppe Foti, 47 anni, vibonese di Stefanaconi, noto negli ambienti dell’inchiesta con i soprannomi “Peppone” e “Buddha”, esce dal processo con una sentenza più articolata rispetto alla ricostruzione iniziale dell’accusa. Il tribunale lo ha assolto dal capo 1), quello relativo alla contestazione associativa, per non aver commesso il fatto, ma lo ha condannato alla pena di quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa. La decisione ridimensiona dunque la parte più grave dell’impianto accusatorio nei suoi confronti, ma non cancella la responsabilità ritenuta dal giudice per lo specifico episodio di droga contestato. La Procura lo aveva indicato nono solo come uno dei soggetti in grado di garantire collegamenti e rifornimenti nel sistema che dalla Calabria arrivava alla Toscana, ma anche come promotore e finanziatore dell’associazione, accusa caduta dopo le arringhe difensive degli avvocati Vincenzo Cicino e Giuseppe Di Renzo. Il giudice, almeno per quanto emerge dal dispositivo, non ha ritenuto provata la contestazione associativa, disponendo però la condanna per il singolo capo rimasto in piedi. Per Foti è stata inoltre disposta la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. L’accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione.

Ardian Sufaj, cittadino albanese di 41 anni, detenuto a Voghera, è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa. La posizione di Maria Louise Mazzotta, 49 anni, nata in Inghilterra e residente a Firenze, è la più complessa dal punto di vista tecnico. La donna aveva già una condanna per fatti analoghi. Il giudice ha ritenuto che i nuovi reati contestati fossero in continuazione con quelli già giudicati e ha aggiunto un anno di reclusione e seimila euro di multa alla pena precedente, rideterminando il totale complessivo in quattro anni e due mesi di reclusione e venticinquemila euro di multa. Su un capo d’accusa, però, Mazzotta è stata assolta perché il fatto non sussiste.

Per Arben Kuka, albanese di 49 anni residente a Impruneta, la pena è di un anno e otto mesi di reclusione e seimila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. Giampaolo Fiore, 49 anni, di Prato, viene condannato a due anni di reclusione e seimila euro di multa. Dal perimetro della condanna è stata esclusa anche la cessione di stupefacente del 15 gennaio 2026, non ritenuta parte del fatto giudicato nei termini sostenuti dall’accusa.

Le quattro assoluzioni piene

Le pagine più significative della sentenza sono forse quelle delle assoluzioni. Fabio Cugliari e Marco Trimarchi, entrambi di Carmagnola, in provincia di Torino, escono dal processo completamente liberi: assolti per non aver commesso il fatto. Cugliari si trovava ai domiciliari, Trimarchi era in carcere a Lecce. Per entrambi scatta l’immediata perdita di efficacia della misura cautelare. L’accusa li aveva descritti come ingranaggi essenziali del meccanismo: Cugliari come corriere della cocaina, Trimarchi come il gestore del denaro sporco, quello che avrebbe spostato i proventi del traffico verso Germania e Svizzera. Il tribunale non ha ritenuto dimostrata la loro responsabilità.

Assolti anche Mohamed Mansour Khaled Hassan e Sergio Serratore: secondo la Procura gestivano un secondo canale di spaccio attraverso un locale fiorentino, fungendo da ponte tra Conidi e i clienti nordafricani. Anche per loro il giudice ha stabilito che il fatto non sussiste.

Il collegio difensivo

Nel procedimento gli imputati sono assistiti da un ampio collegio difensivo. Giuseppe Foti è assistito dagli avvocati Vincenzo Cicino del Foro di Catanzaro e Giuseppe Di Renzo del Foro di Vibo Valentia; Pasquale Conidi è difeso dall’avvocato Umberto Schiavotti del Foro di Firenze. Antonio Callipari dagli avvocati Davide Barillà del Foro di Reggio Calabria e Giuseppe Iemma del Foro di Locri. Giampaolo Fiore dall’avvocato Massimo Taiti del Foro di Prato. Ardian Sufaj dagli avvocati Nicola Giribaldi del Foro di Livorno e Riccardo Caramello del Foro di Genova. Maria Louise Mazzotta dall’avvocato Teresa Poerio del Foro di Firenze. Arben Kuka dall’avvocato Tiziano Veltri del Foro di Firenze. Fabio Cugliari dagli avvocati Fabrizio Quiese del Foro di Asti e Rosalba Cannone del Foro di Torino. Marco Trimarchi dagli avvocati Ladislao Massari del Foro di Brindisi e Cesare Placanica del Foro di Roma. Mohamed Mansour Khaled Hassan dall’avvocato Dario Fiorentino del Foro di Firenze. Sergio Serratore dall’avvocato Teresa Poerio del Foro di Firenze.

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