La notizia del raid intimidatorio nella zona industriale tra Vibo Valentia e Jonadi non poteva passare inosservata ed è finita, come prevedibile, sultavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dalla Prefettura. Quanto anticipato da Calabria7 l’altro ieri è un episodio gravissimo che rappresenta una chiara e preoccupante escalation. Roba che a queste latitudini non si vedeva da parecchi anni. Cinque attività prese di mira nella stessa notte, colpi esplosi con un fucile calibro 12, un’azione concentrata in un’unica area e con modalità che fanno pensare a un messaggio criminale preciso è un messaggio di arroganza e spavalderia che richiama i tempo pre-Rinascita Scott. Chi punta a far tornare indietro l’orologio della storia non ha capito che quel tempo è finito già da un pezzo e lo Stato, a queste latitudini, ha deciso di spazzare via chi non si rassegna a vivere nella legalità.
Caccia agli “straccioni del racket”
Il procuratore Salvatore Curcio lo ha spiegato il concetto a chiare lettere la scorsa settimana a palazzo Gagliardi lanciando messaggi precisi. Più che la ‘ndrangheta che spara, teme quella invisibile e i segnali che arrivano da Vibo sono chiari: se si spara vuol dire che il tessuto produttivo del territorio non si sta piegando e i soliti “straccioni del racket” puntano a usare la forza. Sintomo di debolezza, insomma. Ora, però, il caso passa dal piano della semplice cronaca a quello dell’approfondimento investigativo e a dirigere le indagini specifiche c’è la Questura di Vibo guidata da Rodolfo Ruperti, non proprio l’ultimo arrivato in città bensì uno che conosce le dinamiche criminali come le sue tasche.
La domanda attorno alla quale si muovono gli investigatori è chiara: chi sta cercando di rialzare la pressione su imprenditori e commercianti vibonesi? E soprattutto: esiste una regia unica dietro l’escalation di intimidazioni che da inizio anno, in coincidenza con una alcune scarcerazioni, ha riportato il territorio al centro dell’attenzione? Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire ogni passaggio del raid. Al vaglio ci sono le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le modalità dell’azione, la sequenza temporale degli spari, la scelta degli obiettivi e ogni possibile collegamento con altri episodi intimidatori registrati nell’ultimo periodo. Tutto nel massimo riserbo.
La Dda di Catanzaro segue il caso
L’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro è alta. Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza stanno operando in raccordo, ognuno per le rispettive competenze e le relative conoscenze, in un quadro che viene seguito con particolare cautela proprio per la natura degli episodi e per il contesto territoriale in cui si sono verificati. L’ipotesi investigativa da verificare è quella di una strategia intimidatoria finalizzata a colpire il tessuto economico locale, alimentare paura e condizionare imprenditori e commercianti. Nulla, allo stato, può essere dato per acquisito oltre i fatti emersi, ma la gravità del raid e la sua portata impongono un livello di attenzione superiore. Non si tratta, d’altronde, di un episodio isolato nel vuoto. Il territorio vibonese, dopo un periodo di relativa tranquillità, è tornato a registrare segnali di tensione. Prima gli avvertimenti, poi le bottiglie di liquido infiammabile, adesso gli spari. Tutto legato probabilmente da un solo filo conduttore. Un’escalation che gli investigatori stanno leggendo nella sua possibile continuità e che va avanti ormai da gennaio tra alti e bassi. Il tempo più che tiranno in questo caso è galantuomo perché – come avvenuto in passato – le risposte dello Stato arriveranno e saranno più dirompenti che mai.
Il vertice convocato dal prefetto Colosimo
Sul fronte istituzionale la risposta è arrivata nell’immediatezza. Il prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo, ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza dei vertici delle Forze di Polizia, per fare il punto sui recenti episodi che hanno interessato il capoluogo e l’area industriale.
La riunione è stata convocata per analizzare “i recenti accadimenti che hanno interessato l’ordine e la sicurezza pubblica nel capoluogo vibonese”, con particolare riferimento agli atti intimidatori ai danni delle attività economiche finite nel mirino.
Nel corso dell’incontro è stata svolta “un’approfondita analisi della situazione, anche alla luce degli ultimi episodi segnalati”. Una valutazione che ha portato all’adozione di misure operative immediate, con l’obiettivo di aumentare il livello di presidio e prevenzione sul territorio.
Più controlli e vigilanza nelle aree sensibili
Il Comitato ha disposto “un’immediata intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza sul territorio”. Il rafforzamento riguarderà in particolare le aree considerate più sensibili, a partire dalle zone produttive e commerciali più esposte a possibili pressioni criminali.
Le Forze dell’ordine opereranno “in stretto coordinamento per garantire risposte tempestive ed efficaci”. Tradotto: maggiore presenza sul territorio, più controlli, monitoraggio costante e scambio informativo continuo tra gli apparati investigativi e di prevenzione. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la sicurezza pubblica, dall’altro restituire fiducia agli operatori economici, evitando che la paura e il silenzio diventino terreno favorevole per nuove intimidazioni.
La “Squadra Stato” alza il livello di attenzione
La Prefettura punta dunque su quella che il prefetto Colosimo ha più volte definito “Squadra Stato”: un lavoro congiunto tra istituzioni, magistratura e Forze dell’ordine per impedire che il territorio scivoli in una nuova stagione di condizionamenti e minacce. Nel corso del Comitato è stato evidenziato come la situazione sia oggetto di “un costante e attento monitoraggio”, con l’obiettivo di assicurare “un presidio continuo del territorio e un’azione tempestiva ed efficace a tutela della sicurezza pubblica”.
Il messaggio è chiaro: le intimidazioni contro le attività economiche non saranno trattate come episodi marginali. Il raid nella zona industriale ha aperto una fase nuova, nella quale indagini e prevenzione camminano insieme. Da una parte il lavoro della Dda di Catanzaro e degli investigatori per individuare chi ha sparato e chi eventualmente ha ordinato l’azione. Dall’altra la risposta della Prefettura, con controlli rafforzati e vigilanza più stretta sulle aree ritenute a rischio.







