Oggi ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Maria Chindamo. Imprenditrice, madre, donna libera di Calabria. Il 6 maggio 2016 a Limbadi la ‘ndrangheta le ha tolto la vita perché ha avuto il coraggio di dire no.

Libertà, dignità e coraggio
Come Associazione “Per Te”, nata per stare al fianco delle donne, “sentiamo il dovere di ricordare Maria. Perché la sua storia parla di tutte noi: parla di libertà, di dignità, di coraggio. Parla di una Calabria che non si arrende alla violenza e all’omertà. Non possiamo ridare Maria ai suoi figli. Ma possiamo fare una cosa: non dimenticare. E trasformare il ricordo in impegno quotidiano contro ogni forma di violenza e sopruso sulle donne. Per Maria. Per tutte. Per Te”.
Un pò di storia
Maria Chindamo era nata nel 1975 a Laureana di Borrello (Reggio Calabria). Era un’imprenditrice agricola e madre di tre figli.
Dopo la separazione dal marito, aveva scelto di portare avanti in autonomia la gestione di terreni agricoli di famiglia nei pressi di Limbadi, nel Vibonese. Questa sua indipendenza economica e personale si inseriva in un contesto territoriale difficile, segnato dalla presenza della criminalità organizzata.
Il 6 maggio 2016 è scomparsa proprio nei pressi della sua proprietà a Limbadi (Vibo Valentia). Da quel momento non è più stata ritrovata. Le indagini hanno ipotizzato il coinvolgimento della ‘ndrangheta, in relazione a interessi legati ai terreni e al controllo del territorio.
Il caso ha avuto forte risonanza pubblica e giudiziaria, diventando simbolo della violenza mafiosa. Nonostante gli sviluppi investigativi, il suo corpo non è mai stato recuperato. Maria Chindamo, in particolare, è diventata un simbolo contro la supremazia esercitata dalla ‘ndrangheta contro chi prova a sottrarsi al suo controllo, soprattutto donne e imprenditori nel settore agricolo. Nonostante le indagini, il suo corpo non è mai stato recuperato.







