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8 Maggio 2026
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Il timore del Mammasantissima dei Gallace di Guardavalle di essere spodestato e il supporto dei fedelissimi

La Dda di Catanzaro in una delle tre udienze dedicate alla requisitoria di Ostro-Amaranto spiega l'importanza della procurata inosservanza di pena

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Non è un dettaglio di poco conto il reato di procurata inosservanza di pena, contestata ad alcuni imputati nell’agevolare la latitanza del Mammasantissima Cosimo Damiano Gallace, capo assoluto della ‘ndrangheta di Guardavalle, cosca storica, giudizialmente riconosciuta in diverse inchieste antimafia, da Appia 2, a Mythos, a Free Boat, a Molo 13 e ancora Showdown, Last Generation. Ma anche in Rinascita Scott, che ha censito, i legami tra i Gallace e Mancuso di Limbadi e nell’operazione Maestrale Cartago, in cui gli Accorinti, agli atti risultano essersi recati dagli affiliati della cosca di Guardavalle. Il pm della distrettuale antimafia di Catanzaro Debora Rizza in una delle tre udienze del processo Ostro-Amaranto dedicate alla requisitoria con richieste pesantissime per 50 imputati (LEGGI), si è soffermata sulla gestione della latitanza di Cosimo Damiano Gallace, affidata a persone di estrema fiducia, a sodali e a non appartenenti all’associazione, disposti a mettere a rischio anche la propria persona pur di tutelare il capo indiscusso di Guardavalle. 

Il dettaglio” da non trascurare

Per la Dda la procurata inosservanza di pena, l’aiuto fornito al boss per sottrarsi all’autorità giudiziaria non è stata una prestazione occasionale, extra, episodica, rispetto al contesto associativo, ma si è trattato di un supporto sistematico compiuto in sinergia tanto con Domenico Vitale o Francesco Aloi, quindi con gli affiliati, ma anche a  imputati, come Antonio Ussia, Saverio Grande, i fratelli Paparo, a cui l’associazione non è contestata, ma consci della caratura criminale dell’uomo da supportare, rafforzando inevitabilmente l’operatività della cosca e preservando il potere del boss latitante. Il magistrato ha ripercorso la complessa attività investigativa e le dinamiche che si sono verificate nel corso della procurata inosservanza di pena, iniziata nei giorni antecedenti la pronuncia della Cassazione che poi con la sua dichiarazione di inammissibilità nei confronti di Cosimo Damiano Gallace imputato in Appia 2, aveva messo il sigillo su una condanna a 14 anni irrevocabile, rendendosi irreperibile. La consapevolezza che sarebbe arrivato per lui un ordine di cattura per narcotraffico internazionale lo spinse a fuggire nel 2020 anche se finirà nelle maglie della giustizia il 7 ottobre del 2021.

La necessità del boss latitante di restare nel suo feudo

 Gallace, sebbene latitante, con un telefonino contattava, messaggiava con Cosimo Andreacchio, Domenico Vitale e Nicola Vitale che si mettono a disposizione, così come il nipote del boss Francesco Aloi, al quale ordina di attivare anche il “giovane sveglio” Angelo Gagliardi, che sarà colui che darà un telefono criptato ad Antonio Paparo per le interlocuzioni dirette con il boss nella fase della latitanza. E poi le manifestate immediate esigenze di Gallace di avete garantiti incontri, contatti con la compagna e la figlia, le ‘ambasciate del boss riportate dalla compagna ai fedelissimi della cosca e  messaggi di Gallace per un bunker non fatiscente raccomandando a Cosimo Sorgiovanni di voler rimanere nella giurisdizionale del suo territorio. E il perché lo svela in aula il pubblico ministro: lui é al corrente di poter essere sostituito non soltanto da sodali, ma addirittura anche da estranei al contesto associativo, a caccia di un nascondiglio adeguato alle sue necessità, ma all’interno del suo feudo.

La necessità di un bunker comodo

Sarà il 57enne Domenico Vitale a confermare che il bunker dove doveva essere ospitato Gallace non era in buone condizioni, proponendone il trasferimento dallo zio di Tigre, che è Giovanni Renda, parente della moglie del boss, che sarà colui che si metterà in moto non solo per Cosimo Damiano Gallace, ma anche per Cosimo Leotta anche lui latitante e insofferente rispetto ai luoghi dove veniva di volta in volta collocato finchè poi nel 2021, pochi mesi prima di Gallace, verrà arrestato a Monasterace a casa della sua giovane compagna. E sarà lo stesso Gallace ad avere l’ultima parola sulla latitanza di Leotta, che più volte era parso sul punto di cedere, di decidere di costituirsi alla giustizia, perché vuole incontrare le figlie. Basterà però un’interlocuzione telefonica direttamente con Gallace per farlo desistere.

“Tutti si muovono intorno a Gallace”

Per la Dda, agli atti, emerge il dettaglio di come tutti quanti si muovono attorno a Gallace per individuare un presidio che sia all’altezza, assecondando le sue esigenze personali, garantirgli la copertura di viveri, di biancheria, la presenza della compagna con la bambina, che poi diverrà permanente nel luogo dove il latitante soggiornava. Addirittura in un’occasione si mettono a disposizione per recuperare anche gli acquerelli per far giocare la bimba, per scaldare gli ambienti, per non parlare poi dell’accoglienza che Antonio Paparo riserverà al boss al quale doveva essere garantita una permanenza evidentemente lunga, come del resto è stata, di ben otto mesi nell’impianto della società nelle disponibilità di Antonio Paparo, con un appartamento ristrutturato. E tutti si attivano per procurargli documenti di identità falsi per sfuggire alla giustizia, mettendo a disposizione fototessere di una persona che somigliasse a Cosimo Damiano Gallace.

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