La presenza di Maurizio Landini a Vibo Valentia non è solo un gesto di solidarietà, ma un atto politico e civile necessario in un momento di estrema tensione. Dopo le preoccupanti intimidazioni a colpi di fucile e pistola che hanno colpito aziende e privati nelle ultime settimane, il segretario della Cgil ha scelto di schierarsi fisicamente accanto a chi non si piega.
Una Repubblica fondata sul lavoro e sulla sicurezza
Ricevuto nella sala consiliare del Comune, Landini ha ricordato le basi costituzionali del Paese per sottolineare la gravità della situazione calabrese.
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro ed ecco perché è importante per me essere oggi a Vibo accanto ai lavoratori e agli imprenditori nel mirino della criminalità“, ha esordito il leader sindacale. Il messaggio è chiaro: l’attacco all’impresa e al lavoratore è un attacco diretto allo Stato.
Il legame tra diritti e legalità
Per il sindacato, la lotta alla criminalità organizzata non può essere slegata dalla difesa dei diritti contrattuali.
“Senza legalità nel lavoro non c’è democrazia“, ha affermato con forza, collegando il tema della sicurezza a quello dello sfruttamento economico. “Come sindacato siamo impegnati a lottare contro salari al ribasso”, segnando una linea di confine netta contro ogni forma di prevaricazione, sia essa mafiosa o economica.
Una battaglia di portata globale
La risposta della città di Vibo Valentia ai recenti raid non deve rimanere un caso isolato o locale.
Secondo Landini, la resistenza del territorio è un modello da esportare. “La ribellione che è nata a Vibo contro le intimidazioni non è solo una battaglia che interessa Vibo ma è una battaglia nazionale e anche internazionale“. Il segretario ha poi rivolto un appello alla società civile, esortandola a non isolarsi.
La forza della maggioranza onesta
In chiusura del suo intervento, Landini ha voluto lanciare un messaggio di speranza basato sulla forza dei numeri e della partecipazione.
“C’è bisogno di un’azione di ribellione collettiva perché solo così si potrà vincere“, ha spiegato, concludendo con una riflessione sull’etica dei cittadini: “Le persone oneste e perbene possono cambiare le cose perché sono la maggioranza dei cittadini“.







