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9 Maggio 2026
9 Maggio 2026
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Morti sul lavoro, Tridico accusa: “Altro che Europa dei diritti, qui si continua a morire nei cantieri”

Nel Giorno dell’Europa l’affondo dell’europarlamentare M5S: “Ogni morte sul lavoro è un fallimento delle istituzioni. Calabria tra le regioni più colpite”

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“Oggi celebriamo la Giornata dell’Europa. Settantasei anni fa Robert Schuman pronunciava le parole che avrebbero gettato le fondamenta di un progetto di civiltà senza precedenti: pace, cooperazione, solidarietà tra i popoli. Un progetto nato, non va dimenticato, attorno al lavoro. Dalla condivisione di carbone e acciaio, infatti, prese forma la CECA: nacque, così, l’Unione. Il lavoro era il trait d’union prima della pace”.

Inizia così l’intervento dell’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, che nel giorno simbolo dell’Europa punta il dito contro la drammatica emergenza delle morti sul lavoro in Calabria.

“In Calabria si continua a morire sul lavoro”

“Eppure oggi, mentre ricorre questa giornata simbolica, in Calabria si continua a morire sul lavoro. Nelle ultime ore, due lavoratori hanno perso la vita. Due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità. Dietro questi episodi troppo spesso si intrecciano carenze nei controlli, sottovalutazione dei rischi e una cultura della sicurezza che fatica a radicarsi”. Tridico esprime “piena vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma avverte che “il cordoglio, da solo, non basta più”. “Serve una discontinuità vera rispetto all’immobilismo che continua a caratterizzare la sicurezza sui luoghi di lavoro”.

I numeri: “Dati allarmanti e inaccettabili”

L’europarlamentare richiama poi i numeri sugli incidenti sul lavoro in Italia e in Calabria, definendoli allarmanti. “Ogni anno in Italia le morti sul lavoro sono circa mille. Nel 2024 in Calabria se ne sono registrate 26, a fronte di oltre 8.800 denunce di infortunio. Dati che la Fillea Cgil Calabria ha definito ‘assolutamente inaccettabili’ e che collocano la regione tra quelle con la più alta incidenza del fenomeno nel Paese”. Anche il 2025, sottolinea Tridico, “ha mantenuto alta l’attenzione sul fronte della sicurezza”, con un incremento del 30% degli infortuni in itinere nel primo trimestre del 2026 rispetto all’anno precedente.

“Più cantieri senza controlli significa più rischi”

Nel mirino di Tridico finisce soprattutto il comparto dell’edilizia e dei grandi lavori infrastrutturali legati al Pnrr. “A pagare il prezzo più alto continua a essere soprattutto il comparto delle costruzioni, in una fase in cui la nostra regione è interessata da una forte crescita dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e agli interventi di ammodernamento stradale”. Secondo l’ex presidente dell’Inps, “più cantieri senza un rafforzamento dei controlli significa aumentare il rischio”. “Gli organi ispettivi, dall’Ispettorato nazionale del lavoro agli Spisal fino alle Asp, continuano a operare con personale insufficiente e strumenti limitati. Ogni morte sul lavoro, quindi, rappresenta un fallimento delle istituzioni”.

“Le norme europee ci sono, il problema è applicarle”

Tridico richiama anche il quadro normativo europeo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. “L’Europa ha costruito uno dei sistemi normativi più avanzati al mondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dalla direttiva quadro 89/391/CEE fino alle più recenti strategie europee per il periodo 2021-2027”. Ma, avverte, “le norme non bastano se non vengono applicate con continuità e rigore”. “Bruxelles può indicare standard e obiettivi, ma l’attuazione dipende dagli Stati membri. E l’Italia continua a mostrare ritardi evidenti, soprattutto nelle aree più fragili del Paese, dove precarietà e lavoro irregolare aumentano l’esposizione ai rischi”.

La richiesta: “Piano straordinario e omicidio sul lavoro”

Da qui la richiesta rivolta al Governo e alla Regione Calabria. “Chiedo al Governo italiano e alla Regione Calabria un piano straordinario di rafforzamento degli organi ispettivi, con risorse adeguate e obiettivi misurabili”. Tridico annuncia inoltre che porterà la questione anche nelle sedi europee, chiedendo “un monitoraggio più intenso sull’applicazione delle direttive comunitarie in tema di sicurezza sul lavoro”. Infine l’affondo politico sul riconoscimento dell’omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma. “È necessario accelerare su questo punto: il dibattito va avanti da anni, mentre il conto continua a essere pagato in termini di vite umane”.

“Morire di lavoro nel 2026 non può essere destino”

La chiusura è un atto d’accusa durissimo. “Il 9 maggio dovrebbe essere il giorno dell’orgoglio europeo. Quest’anno, dopo quanto accaduto in Calabria, è anche il giorno delle domande che non possiamo più rimandare. Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino”.

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