Nel corso del XXII Congresso dell’Associazione Calabrese Scienze Chirurgiche svoltosi ieri a Siderno, uno dei temi che ha suscitato maggiore sorpresa e discussione tra gli addetti ai lavori è stato il nuovo Decreto del Commissario ad Acta (DCA) relativo al programma regionale per il trapianto di fegato. Un provvedimento di cui, fino a poche ore fa, molti professionisti del settore dichiarano di non essere stati messi a conoscenza. Il decreto approva una nuova convenzione tra la Regione Calabria e l’Azienda San Camillo-Forlanini di Roma per il programma di trapianto di fegato rivolto ai pazienti calabresi affetti da epatopatia cronica.
Gli specialisti esclusi dal confronto
A colpire non è soltanto il contenuto del provvedimento, ma soprattutto il metodo con cui si è arrivati alla sua definizione. Al congresso erano presenti prevalentemente chirurghi, mentre risultavano assenti proprio quelle figure cliniche che, nella realtà quotidiana, hanno la responsabilità della presa in carico del paziente epatopatico e cioè specialisti epatologi, gastroenterologi, internisti ed infettivologi che seguono il percorso diagnostico, terapeutico e di screening dei candidati al trapianto.
Sono infatti questi professionisti a individuare i pazienti idonei, a gestirne l’inserimento in lista d’attesa e a seguirne il follow-up clinico. Non a caso, lo stesso DCA riconosce formalmente il ruolo centrale delle unità operative di Gastroenterologia ed Epatologia nella gestione dei pazienti candidati al trapianto. Eppure, molti di questi specialisti riferiscono di non essere stati coinvolti né consultati nella costruzione del nuovo percorso regionale.
La tempistica che alimenta interrogativi
La sorpresa aumenta osservando la tempistica. Il decreto risulta firmato il 18 dicembre 2025 ma soltanto adesso la questione emerge pubblicamente, a distanza di circa sei mesi, nel corso di un congresso. Un ritardo che alimenta interrogativi tra gli operatori sanitari, soprattutto considerando la rilevanza strategica di un tema delicato come quello dei trapianti.
Il precedente con il Policlinico Umberto I
Negli anni, la Calabria aveva già sviluppato una collaborazione storica con il Policlinico Umberto I dell’Università La Sapienza di Roma. Una convenzione che, secondo numerosi professionisti, ha rappresentato un’esperienza concreta, attiva e proficua, costruita attraverso relazioni cliniche consolidate e percorsi assistenziali condivisi. Lo stesso DCA ricorda che il programma con il Policlinico Umberto I era stato approvato nel 2013 per la realizzazione del programma regionale di trapianto di fegato.
Nel decreto si legge che quella convenzione sarebbe “già da tempo scaduta”. Tuttavia, da più parti si sottolinea come la collaborazione sia di fatto proseguita negli anni, mantenendo continuità assistenziale e rapporti clinici operativi ben oltre la scadenza formale. Da qui nasce la domanda che oggi molti si pongono e cioè perché cambiare improvvisamente assetto senza un confronto preventivo con chi lavora quotidianamente sul campo?
Gli interrogativi sulla nuova convenzione
Il nuovo accordo con il San Camillo viene presentato come uno strumento per migliorare le opportunità di trapianto e ridurre la mobilità passiva dei pazienti calabresi. Obiettivi che nessuno mette in discussione. Il benessere del paziente, la rapidità delle cure e l’aumento delle possibilità di trapianto rappresentano finalità condivise da tutta la comunità scientifica.
Ciò che continua però a generare perplessità è l’assenza di un coinvolgimento reale dei tecnici e dei clinici che si occupano di trapianto di fegato, dalla selezione dei pazienti fino alla gestione post-operatoria. Perché su decisioni così strategiche non si è aperto un tavolo regionale di confronto ampio e multidisciplinare? Perché chi segue concretamente i pazienti non è stato messo nelle condizioni di partecipare alla programmazione? Ma soprattutto, a chi giova realmente questa operazione? Domande che, al momento, restano senza risposta. Così come resta ancora poco chiaro chi abbia ispirato e sostenuto la nascita di questa nuova convenzione e quale sia stata la strategia che ha portato a questo cambio di rotta.
Il rischio di tensioni nella rete dei trapianti
In una materia delicata come quella dei trapianti, dove la qualità della rete clinica e la continuità assistenziale rappresentano elementi essenziali, il rischio è che decisioni calate dall’alto possano alimentare tensioni e incomprensioni proprio tra coloro che ogni giorno operano per garantire ai pazienti le migliori possibilità di cura.







