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10 Maggio 2026
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Il rettore dell’Unical Gianluigi Greco: “I giovani calabresi sono cercati. L’IA non ruba lavoro, lo perderà chi non sa usarla”

La vera sfida della Calabria: trattenere talenti, cambiare narrazione e trasformare università, imprese e digitale in un ponte tra Europa e Africa. "Il futuro si può costruire partendo da qui"

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Gianluigi Greco, in carica dal 1° novembre 2025, è il Rettore dell’Università della Calabria; tra i massimi esperti italiani di intelligenza artificiale e è presidente dell’AIxIA — Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale. Lo abbiamo incontrato a margine della sesta assemblea del Distretto 2102 del Rotary International, tenutasi sabato 9 maggio al Teatro Comunale di Vibo Valentia, dedicata al tema “La Calabria faro del Mediterraneo”. Una giornata di confronto tra imprenditori, amministratori pubblici, parlamentari e accademici, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa per lo sviluppo del territorio.

È entrato all’Unical come studente, ci ha costruito la sua carriera e ora la guida. Da ragazzo calabrese avrebbe mai immaginato di ritrovarsi dall’altra parte della scrivania?

“Questo percorso non è stato un caso fortunato: è una possibilità concreta quando si ha passione, fiducia e obiettivi chiari. Le studentesse e gli studenti che si iscrivono oggi all’Unical, oltre i classici studi universitari hanno la possibilità di fare esperienze che io stesso ho fatto da giovane: Erasmus italiani e internazionali, tirocini in aziende calabresi e non, spostamenti in tutta Europa o nel mondo. Ad esempio, durante il mio dottorato di ricerca, mi sono mosso molto, ho vissuto in diverse città per mesi, in alcune sono rimasto un anno intero. Il messaggio che voglio dare è questo: i calabresi devono vivere in Calabria sentendosi cittadini del mondo. Abbracciare una dimensione multiculturale, aperta. E tutto questo si può fare partendo da qui.”

Ogni anno migliaia di laureati calabresi lasciano le proprie famiglie per cercare lavoro al nord o all’estero anche se l’Università della Calabria è il migliore grande ateneo d’Italia e gli studenti sono tra i più soddisfatti. Come vive questa contraddizione?

“È una contraddizione paradossale, ma reale. La Calabria è tra le regioni europee col più alto indice di emigrazione giovanile. Eppure, proprio in questi giorni, a Catanzaro si è tenuto il Career Day 2026, promosso da Unindustria Calabria. 120 aziende presenti hanno pagato per ricevere curricula da studenti: non riuscivano a trovare lavoratori. Una di queste aziende ha fatto 30 assunzioni in un giorno. C’è un mismatch enorme: le imprese innovative cercano persone e non le trovano, e rischiano di non crescere per mancanza di forza lavoro. Questo significa che dobbiamo fare uno sforzo collettivo di narrazione. Iniziare a raccontare che ci sono realtà belle, che trattano bene i lavoratori, che investono sul futuro. Le aziende che lavorano qui vogliono rendere la Calabria migliore: è un messaggio che va detto, ad alta voce e con continuità.”

Dunque, a suo avviso, chi fa bene, ha la responsabilità etica di dirlo. Ma perché secondo lei finora non è avvenuto? C’è qualcosa di culturale in questo silenzio?

“Sì, c’è una dimensione culturale che va invertita. C’è una tendenza a non raccontare le buone pratiche, quasi ci si vergognasse di dire “stiamo facendo bene, stiamo crescendo, stiamo creando valore”. Ma se non lo facciamo, i nostri giovani continueranno a non saperlo. I grandi gruppi che vengono a cercare laureati all’Unical ci dicono sempre la stessa cosa: “Sapete che i vostri ragazzi sono straordinari? Abbiamo assunto uno di Vibo Valentia, uno di Catanzaro — sono bravi, hanno un valore aggiunto.” Ecco, dobbiamo dirlo noi per primi ai nostri giovani: siete desiderati, siete cercati, avete le competenze. Dobbiamo sostenerli, spingerli a mettersi in gioco, fargli capire che il momento è adesso.”

Lei è uno dei massimi esperti italiani di intelligenza artificiale. Ma nella Calabria reale — tra un artigiano del Vibonese o un piccolo imprenditore del Crotonese — l’IA è ancora percepita come una minaccia lontana. Come gliela spiegherebbe?

“Non solo è un valore aggiunto: per la Calabria l’ IA può essere un vero volano di sviluppo. E lo dico per ragioni precise, non per ottimismo di facciata. L’Unical ha una tradizione e una vocazione nelle tecnologie digitali che è riconosciuta a livello internazionale: siamo un polo di eccellenza, i nostri ragazzi sono ricercatissimi proprio perché crescono in questo contesto. Certo, come in tutta Italia si marcia a velocità diverse: c’è chi, anche per ragioni anagrafiche o territoriali, è ancora lontano da queste tecnologie. Ma c’è chi con l’IA costruirà il proprio futuro. E il punto che mi preme comunicare è questo: i posti di lavoro non saranno rubati dalle macchine. Saranno presi da persone che sanno usare meglio le macchine. Noi all’università lavoriamo ogni giorno perché i nostri studenti siano quelle persone.”

Durante il suo intervento, ha parlato di Calabria come centro — non solo del Mediterraneo, ma di una rete che abbraccia l’Europa e l’Africa. Da dove si parte per costruire concretamente questa visione?

“Tre giorni fa ero a Bruxelles, alla presentazione di una strategia europea chiamata “right to stay” (diritto di restare). L’idea è che ogni territorio, anche quello in ritardo, ha il diritto di diventare il centro del proprio mondo. E io ci credo davvero. Le infrastrutture stanno arrivando: aeroporti, alta velocità che si avvicina alle zone centrali, un retroporto che può diventare un’eccellenza logistica. Ma soprattutto abbiamo la chiave digitale. Oggi non serve spostarsi continuamente per essere al centro delle reti che contano: serve connessione, competenza e visione. La Calabria non deve ambire a essere il centro della serie B del Mediterraneo — può essere il perno di una rete che arriva in tutta Europa e in Africa. E l’università, con campus internazionali e un legame ritrovato con i Paesi africani da cui siamo stati colpevolmente assenti, è lo strumento naturale per costruire questa dimensione.”

Alla fine del suo mandato, se incontrasse per caso uno studente che ha attraversato questo campus durante la sua guida, quale cambiamento vorrebbe leggere nei suoi occhi?

“Vorrei vedere qualcuno che si sente al centro del mondo. Non qualcuno che ha rinunciato a qualcosa per essere rimasto — ma qualcuno che ha scelto di costruire qui, sapendo di avere tutte le carte in regola per farlo ovunque. Questo è il progetto: dare ai nostri giovani competenze, reti, visione. Far sì che quando aprono gli occhi la mattina, a Cosenza o a Reggio, abbiano la stessa percezione di chi vive a Milano o a Londra — quella di essere esattamente dove vogliono essere, dove si costruisce il futuro.” (ma.co)

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