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13 Maggio 2026
13 Maggio 2026
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Caso De Grazia, la Commissione d’inchiesta riapre il dossier sulle “navi dei veleni”

Dopo trent'anni di ombre, riparte la caccia alla verità sulla morte del Capitano. Legambiente: "Ora trasparenza totale e indagini sui fondali del Mediterraneo"

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A trent’anni di distanza da una delle pagine più oscure della storia repubblicana, lo Stato torna a interrogarsi sulla morte di Natale De Grazia, il capitano della Guardia Costiera scomparso in circostanze mai del tutto chiarite mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo.
La Commissione parlamentare d’inchiesta ha ufficialmente riaperto il filone d’indagine, accogliendo le pressanti richieste della società civile e puntando i riflettori su un traffico di rifiuti che potrebbe non essersi mai fermato.

Un nuovo capitolo per la verità

La decisione della Commissione non è solo un atto formale, ma il riconoscimento di un “buco nero” investigativo che dura dal 1995.
Natale De Grazia morì improvvisamente mentre si recava a La Spezia per seguire una pista cruciale sulle cosiddette “navi dei veleni”.
Se all’epoca si parlò di morte naturale, le incongruenze emerse negli anni hanno alimentato il sospetto di un avvelenamento mirato per fermare un uomo che era arrivato troppo vicino al cuore del traffico internazionale di scorie radioattive.

L’asse tra Roma e Bruxelles

La riapertura del caso segue un’importante offensiva diplomatica guidata da Legambiente. Lo scorso marzo, l’associazione ha presentato al Parlamento Europeo sei proposte concrete, chiedendo alla Commissaria per l’ambiente Jessica Roswall di avviare un’indagine conoscitiva europea.
L’obiettivo è ambizioso: utilizzare le tecnologie subacquee più avanzate per mappare i fondali e coinvolgere Europol e Interpol per tracciare i flussi di denaro e rifiuti tra l’Italia e il resto del mondo.

Il monito di Legambiente: “Verità storica e giudiziaria”

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha espresso soddisfazione per questo passo in avanti, sottolineando come la battaglia per De Grazia sia una battaglia per il futuro dell’ecosistema marino. Per l’associazione, non si tratta solo di una questione di memoria, ma di una necessità di sicurezza nazionale e ambientale.
“Ora si affermi verità e giustizia. Non si tratta solo di onorare la memoria di un servitore dello Stato come De Grazia, ma di affrontare un rischio grave per l’ambiente e per la legalità che persiste ancora oggi”, ha dichiarato Stefano Ciafani.

Una ferita ancora aperta nel Mediterraneo

Secondo l’Osservatorio Ambiente e Legalità, sono decine i relitti “fantasma” che giacciono nei nostri mari, potenziali bombe ecologiche mai bonificate.
Enrico Fontana ha ribadito l’importanza che la Commissione proceda “senza sconti”, con l’obiettivo di trasformare questo nuovo filone in una verità definitiva. La sfida ora è superare i segreti industriali e i silenzi istituzionali che per tre decenni hanno protetto chi ha trasformato il Mediterraneo in una discarica di rifiuti tossici.

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