Nuovo provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia nei confronti di Domenico Macrì, detto “Mommo”, e Francesco Antonio Pardea, entrambi imputati nel maxiprocesso Rinascita Scott.
Su iniziativa della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, il Tribunale ha disposto nei loro confronti la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ritenendo ancora “persistente e attuale” la loro pericolosità sociale.
La decisione del Tribunale
I due destinatari del provvedimento sono considerati dagli investigatori figure di primo piano nell’ambito della criminalità organizzata vibonese e, secondo gli atti, legati alla cosiddetta ’ndrina dei “Ranisi”. Il decreto è stato notificato dagli agenti della Squadra Mobile e della Divisione Anticrimine dopo che i due erano stati fermati dalla Squadra Volante.
Secondo quanto emerge dal provvedimento, il Tribunale avrebbe fondato la decisione sulle segnalazioni raccolte dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, ritenendo ancora attuale la loro pericolosità. Per entrambi è stata così applicata la più grave tra le misure di prevenzione personali previste per gli indiziati di appartenenza ad associazioni mafiose.
Le prescrizioni imposte
Le prescrizioni disposte dal Tribunale limitano in modo significativo la libertà personale dei due sorvegliati speciali.
Tra gli obblighi imposti figurano il divieto di uscire dall’abitazione nelle ore notturne, l’obbligo di rincasare la sera e di non lasciare il domicilio prima delle 7 del mattino, oltre al divieto di frequentare determinati esercizi pubblici e di partecipare a riunioni pubbliche.
Previsto inoltre l’obbligo di firma presso gli uffici di polizia, il divieto di frequentare persone con precedenti o pregiudizi di polizia e l’obbligo di esibire, a richiesta delle forze dell’ordine, la carta di permanenza.
La scarcerazione dopo la decisione della Cassazione
Sia Francesco Antonio Pardea, 40 anni, sia Domenico Macrì, 42 anni, erano tornati in libertà nel dicembre scorso dopo una pronuncia della Corte di Cassazione relativa alla rideterminazione della pena nel procedimento abbreviato di Rinascita Scott.
Per Pardea, condannato in primo e secondo grado a 14 anni e 8 mesi – pena poi ridotta a 12 anni in sede di incidente di esecuzione – la Suprema Corte ha disposto un nuovo giudizio limitatamente alla determinazione della pena dopo l’annullamento senza rinvio dell’aggravante relativa al finanziamento di attività economiche con proventi illeciti.
Macrì, invece, aveva riportato in appello una condanna a 15 anni e 2 mesi di reclusione. Le accuse contestate nell’ambito del maxiprocesso comprendono, a vario titolo, associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e tentato omicidio.
Il precedente regime di 41 bis
Sia Macrì che Pardea erano stati detenuti fino a dicembre scorso in regime di 41 bis, il cosiddetto carcere duro previsto dall’ordinamento penitenziario per detenuti ritenuti appartenenti ad organizzazioni mafiose.
La loro posizione giudiziaria resta comunque ancora aperta sul fronte della definizione definitiva della pena, mentre il Tribunale di Vibo Valentia ha ora ritenuto necessario applicare le misure di prevenzione personali per contenere il rischio di ulteriori contatti con ambienti criminali.








