Ci sono voluti undici anni per portare a compimento il Piano Comunale di Spiaggia di Vibo Valentia. Avviato nel 2015 con la prima indizione della Conferenza di Servizi, riaperto in fase decisoria nel novembre 2025, il percorso si è concluso il 28 aprile 2026 con la firma del verbale conclusivo e determinazione motivata da parte del responsabile unico del procedimento l’architetto Antonio Carmelo Pallone e del dirigente del Settore 4 Andrea Nocita. La Conferenza di Servizi si è chiusa con esito positivo. Ma dietro la formula burocratica dell’esito positivo si nasconde una cesura profonda: il litorale costiero di Vibo è stato di fatto spaccata in due. Da una parte i tratti dove il Comune conserva qualche margine di governo del territorio. Dall’altro l’ambito portuale — i Tratti 4 e 5, corrispondenti alla fascia che va dal Pennello fino al Proserpina, passando per via Vespucci e l’area ex Basalti — dove il Piano Comunale di Spiaggia è stato svuotato di qualsiasi efficacia prescrittiva.
Il litorale che il Comune non governa più
La relazione generale del Piano, redatta dall’architetto Giuseppina Eulilli con il gruppo di lavoro del Settore Urbanistica, descrive con precisione il contesto: la spiaggia comunale si estende dai confini di Pizzo alla località Trainiti per circa 7 chilometri, articolata in cinque tratti omogenei. Il Tratto 4, da via Sardegna (Pennello – Vibo Marina) fino al Molo Rosso, comprende l’area portuale di Vibo Marina già oggetto di un primo Piano Spiaggia adottato nel 2005 con delibera commissariale n. 5, a seguito di un Protocollo d’Intesa tra la Capitaneria di Porto e il Comune. Quel piano prevedeva, tra le altre cose, che nell’area ex Basalti Energia srl in via Vespucci venisse realizzata, previa bonifica, «un’area da destinare ad opere di interesse pubblico per urbanizzazione primaria e/o secondaria». Una previsione ambiziosa, a vocazione turistica e collettiva. Vent’anni dopo, quella previsione è rimasta sulla carta. E il verbale del 2026 ha ulteriormente cristallizzato la situazione, consegnando ogni potere decisionale su quell’area a un soggetto terzo.
Il verbale che esclude il Comune: tre prescrizioni decisive
Il documento firmato qualche settimana fa contiene tre prescrizioni vincolanti sull’ambito portuale che, lette insieme, delineano un quadro inequivocabile.
La prima stabilisce che “all’interno dell’ambito portuale (Tratti 4 e 5), il PCS non produce effetti conformativi né vincolanti, assumendo valore meramente ricognitivo e conoscitivo”. In altri termini: il Piano Comunale di Spiaggia, strumento per definizione deputato a pianificare il litorale nell’interesse della collettività locale, perde qualsiasi efficacia prescrittiva proprio nei tratti più strategici della costa. Può soltanto fotografare ciò che esiste, non orientare ciò che sarà.
La seconda prescrizione stabilisce che “la gestione, il rilascio e la pianificazione delle concessioni demaniali marittime in area portuale spettano in via esclusiva all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Meridionale e Ionio (AdSP-MTMI)”. Il Comune è formalmente escluso da qualsiasi ruolo decisionale nella concessione del demanio marittimo in quell’area. Eppure è il Comune, e non l’AdSP, a rispondere ai propri cittadini delle scelte che modellano il paesaggio costiero e l’offerta turistica.
La terza prescrizione riguarda l’area ex Basalti: “qualsiasi trasformazione resta subordinata ai procedimenti autorizzativi di competenza AdSP, senza che il PCS possa introdurre vincoli aggiuntivi“. L’Amministrazione Comunale non può nemmeno proteggersi da ipotesi trasformative incompatibili con la vocazione turistica e paesaggistica del territorio.
L’assessore Pileggi: “Non potevamo fare di più”
A cercare di spiegare questa architettura istituzionale è l’assessore all’Urbanistica e vicesindaco Loredana Pileggi, che in un video diffuso nelle scorse ore ha preso posizione contro quelle che definisce “notizie fuorvianti” circolate sulla stampa. “Si è parlato di un arretramento di questo Piano Spiaggia rispetto all’esistente — ha dichiarato Pileggi — questo non è assolutamente vero. Tutto ciò che c’è rimarrà, anzi ci sarà un incremento di concessioni dalla parte che va dal Pennello fino a Trainiti”.
L’assessore spiega la ragione della delimitazione delle competenze: “Il Comune di Vibo Valentia non ha nessuna competenza su quel tratto di spiaggia perché è di competenza dell’autorità portuale, così come ha sancito il passaggio del 2016 che ha trasferito i poteri dalle Capitanerie di Porto”. Prima di quel passaggio, ha ricordato Pileggi, i comuni potevano interloquire con le Capitanerie e le concessioni venivano rilasciate in maniera congiunta. Da quel momento in poi, il retroporto e la zona portuale — “dal Proserpina fino al Pennello”, nelle parole dell’assessore — “ricadono nell’ambito portuale” e il Comune non può più intervenire in autonomia.
Cosa ha potuto fare dunque il Comune con questo Piano Spiaggia? “Cristallizzare l’esistente — risponde Pileggi — le concessioni che ci sono rimarranno. Abbiamo aperto una conferenza dei servizi dove l’autorità portuale ha riconosciuto positivamente la nostra proposta di lasciare queste attività. E in più abbiamo incrementato nuove concessioni nella parte dal Pennello a Trainiti, perché lì è demanio e il Comune ha la competenza a regolamentare quella zona.» Sul versante estetico, l’assessore annuncia che il piano prevederà «una linea estetica comune rispetto a tutte le concessioni e a tutto ciò che sarà costruito sull’area litoranea”.
Perché le parole dell’assessore non bastano
La spiegazione di Pileggi è tecnicamente corretta sul piano normativo: il passaggio di competenze dalla Capitaneria di Porto all’AdSP-MTMI, avvenuto con efficacia dal 21 luglio 2021 secondo quanto documentato nello stesso verbale, ha modificato concretamente il quadro istituzionale. Ma la correttezza formale di una ripartizione di competenze non esaurisce il problema politico che questa situazione pone. Il punto è se quell’assetto normativo serva gli interessi del territorio e se l’Amministrazione Comunale stia esercitando ogni strumento a propria disposizione per rivendicare un ruolo di indirizzo sulla porzione di costa più strategica della città. Il verbale conclusivo, nella sua formulazione, non lascia spazio a questa lettura: il PCS assume valore “meramente ricognitivo e conoscitivo” e il Comune non può “introdurre vincoli aggiuntivi”. È la fotografia di una resa.
Lo spettro di Gioia Tauro 2 e il futuro turistico
Il combinato disposto di queste scelte alimenta un timore concreto che percorre trasversalmente il dibattito locale: che il litorale che va da Trainiti fino a Vibo Marina anziché diventare il motore di uno sviluppo turistico finalmente strutturato si avvii verso una destinazione d’uso industriale e portuale analoga al modello che ha definitivamente sottratto alla fruizione collettiva decine di chilometri di litorale reggino. L’AdSP del Mar Tirreno Meridionale e Ionio gestisce il Porto di Gioia Tauro, il più grande terminal container del Mediterraneo. Affidare la pianificazione delle aree costiere vibonesi allo stesso soggetto, senza che il Comune possa nemmeno introdurre vincoli a tutela del territorio, espone Vibo Valentia a scenari analoghi. La relazione generale del PCS ricorda che lungo la fascia costiera le concessioni balneari attive sono diciassette. Un numero esiguo per sette chilometri di costa. E gran parte di quel potenziale inespresso si concentra esattamente nei tratti dove ora decide — in via esclusiva — l’Autorità Portuale.
Le prescrizioni positive e dove il Comune conta ancora qualcosa
Va detto che il verbale non si riduce alle sole prescrizioni sull’ambito portuale. Nei tratti dove il Comune conserva la propria competenza, il Piano introduce misure di segno positivo: l’80% della superficie demaniale destinata a spiaggia libera, ben al di sopra dello standard minimo del 30% previsto dalla legge regionale; l’obbligo di accessibilità per persone con disabilità entro sei mesi dall’approvazione; il divieto assoluto di ancoraggio sulle praterie di Posidonia Oceanica; l’obbligo di strutture amovibili in legno o materiali naturali da sgomberare entro il 30 novembre di ogni anno; la cromia ammessa limitata a bianco, panna, crema e beige. Prescrizioni che, peraltro, erano già presenti nella relazione illustrativa originaria del piano, a dimostrazione di una continuità di impostazione progettuale nell’arco di un ventennio.
Il passaggio al Consiglio Comunale: la vera partita politica
Il verbale, pur chiudendosi con esito positivo, non conclude l’iter. Le prescrizioni ricevute dovranno essere integralmente recepite negli elaborati definitivi del Piano, e il rup dovrà trasmettere l’atto al Consiglio Comunale per la necessaria nuova adozione formale. La Regione Calabria e la Provincia di Vibo Valentia hanno rilevato che le modifiche apportate nel 2025 — adeguamento al PSC 2020 e recepimento dei pareri della Conferenza — configurano “uno strumento pianificatorio sostanzialmente diverso da quello originariamente adottato nel 2014”. In sede consiliare si aprirà dunque la partita politica vera: sarà il Consiglio Comunale a decidere se ratificare un Piano che, così com’è strutturato, consegna le chiavi del litorale costiero di Vibo più strategica a un ente che risponde a logiche portuali e non turistiche. Avverso il verbale è intanto ammesso ricorso al Tar Calabria entro 60 giorni dalla notifica, o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.








