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18 Maggio 2026
18 Maggio 2026
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Inchiesta Maestrale, in Cassazione terzo annullamento per Roberta Bonavita

La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa: il Riesame di Catanzaro dovrà esprimersi di nuovo ma in diversa composizione. Sotto i riflettori il nodo dell'imparzialità dei giudici, mentre a Vibo il maxiprocesso è al rush finale

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Nuovo terremoto giudiziario nell’ambito della maxi-inchiesta antimafia “Maestrale-Carthago”. La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, all’esito della camera di consiglio, ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di Roberta Bonavita, difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio del Foro di Vibo Valentia, disponendo un nuovo giudizio innanzi al Tribunale del riesame di Catanzaro.
Una decisione che rappresenta un punto di svolta clamoroso nella complessa vicenda cautelare che vede coinvolta la donna.

Tre anni in cella e tre annullamenti: il caso che scuote i giudici territoriali

La signora Bonavita si trova attualmente ristretta in carcere in forza di un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Catanzaro nel lontano 2023. Da allora, la battaglia legale della difesa non si è mai fermata.
Quella pronunciata dagli ermellini è in totale la terza sentenza di annullamento della Suprema Corte contro le decisioni assunte dal Tribunale del riesame di Catanzaro. Il caso è scaturito da un’istanza di revoca della misura cautelare presentata dall’avvocato Vecchio al Tribunale di Vibo Valentia, dove si sta celebrando il giudizio di primo grado, chiedendo di rivalutare i gravi indizi di colpevolezza alla luce di elementi del tutto nuovi.

Il “nodo” del coimputato e il difetto di imparzialità nel collegio

Il fulcro del ricorso difensivo si poggiava su una precedente pronuncia della stessa Cassazione nei confronti del fratello dell’imputata, Giuseppe Armando Bonavita (difeso anch’egli dall’avvocato Vecchio), per il quale i giudici di legittimità avevano escluso la gravità indiziaria per i medesimi reati.
In prima battuta, sia il Tribunale di Vibo che il Riesame di Catanzaro avevano sbarrato la strada alla difesa, ritenendo che la decisione favorevole a un coimputato non potesse scalfire il “giudicato cautelare”. La Cassazione aveva però ribaltato questa impostazione, sancendo un principio chiaro: “La decisione sul coimputato nel reato può costituire un fatto nuovo sopravvenuto del quale si deve tener conto ai fini della rivalutazione del quadro indiziario”.

Nonostante questo pesante perentorio, nel giudizio di rinvio il Riesame di Catanzaro aveva nuovamente confermato il carcere, ritenendo le novità probatorie non sufficienti. Da qui il nuovo ricorso per Cassazione, firmato dagli avvocati Giovanni Vecchio e Bruno Vallelunga, che ha sollevato un’eccezione pesantissima sul fronte costituzionale: viene contestata la mancanza di imparzialità dei giudici catanzaresi, in palese violazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Cedu.
L’ordinanza del Riesame era stata infatti emessa da un magistrato che aveva già fatto parte del vecchio collegio bocciato dalla Cassazione. Inoltre, la difesa ha lamentato che “il giudice del rinvio non si era uniformato alle questioni di diritto decise dalla Cassazione”.

Misure cautelari al bivio mentre il processo a Vibo corre verso la sentenza

Accogliendo le tesi dei legali, la Suprema Corte ha azzerato l’ordinanza impugnata e ha ordinato un nuovo procedimento che dovrà essere celebrato davanti a un Tribunale del riesame in “diversa composizione”.
Mentre si consuma questo infinito braccio di ferro sulla legittimità della detenzione in carcere, il maxiprocesso Maestrale-Carthago è ormai arrivato alle battute finali nell’aula d’udienza di Vibo Valentia. Tutte le parti coinvolte nel dibattimento hanno già rassegnato le proprie conclusioni e il conto alla rovescia è già iniziato: nella prossima udienza del 15 giugno 2026 sono previste le repliche del pubblico ministero, prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio per la sentenza di primo grado.

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