Si è aperto questa mattina, dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto da Gabriella Lupoli, il troncone ordinario del processo nato dall’Operazione “Call Me”. Al centro del procedimento c’è un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti di numerosi soggetti ritenuti intranei al clan La Rosa. L’inchiesta, in particolare, riguarda anche la posizione di soggetti detenuti che, in epoca successiva agli arresti scattati nell’ambito di Rinascita, avrebbero avuto la disponibilità di telefoni cellulari per comunicare con l’esterno.
Le richieste del pubblico ministero
Nel corso dell’udienza il pubblico ministero, la dottoressa Irene Crea, ha formulato le richieste di prova, indicando sia i testi di polizia giudiziaria sia numerosi collaboratori di giustizia. Il pm si è inoltre riservato di produrre un elenco di progressivi da trascrivere.
Sulle richieste istruttorie si è aperto il confronto tra accusa e difese. L’avvocato Francesco Sabatino, per la posizione di Davide Surace, si è opposto all’escussione di numerosi collaboratori di giustizia, evidenziando come si tratterebbe di dichiarazioni risalenti rispetto all’epoca dei fatti oggetto di contestazione.
Le difese e il rinvio
Anche gli altri difensori hanno formulato le rispettive richieste di prova. Il collegio, all’esito dell’udienza, si è riservato di decidere sulle istanze avanzate dalle parti. Il processo è stato quindi rinviato al 28 ottobre 2026, data in cui saranno sentiti i testi della Guardia di Finanza. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Giovanni Vecchio, Gabriella Riga, Tiziana Barillaro, Francesco Sabatino, Michele Accorinti e Sandro D’Agostino.








