La storia di Francesco Di Masi, conosciuto da tutti come Kocis, è legata in modo profondo alla figura di Mamma Natuzza Evolo e a una piccola statuetta della Madonna che la mistica di Paravati gli regalò nel 1993. Un dono semplice, ma destinato a diventare per lui un punto fermo nei momenti più difficili della vita.
Da quel giorno, racconta Francesco, il suo cammino personale e spirituale cambiò radicalmente. Poco tempo dopo, infatti, dovette affrontare la prova più dura: un terribile tumore che sconvolse la sua esistenza e lo costrinse a misurarsi con la paura, la sofferenza e la fragilità.
Il racconto di Kocis: “Mi sono affidato a loro e mi hanno salvato”
In una commovente intervista all’interno del suo ristorante, “Da Kocis”, Francesco Di Masi ha ripercorso il proprio calvario legato alla malattia e il ruolo decisivo che, nella sua esperienza, hanno avuto la fede, la preghiera, la Madonna e Mamma Natuzza.
“Mi sono affidato a loro e mi hanno salvato la vita“, ha raccontato Francesco, spiegando come proprio nei momenti più bui abbia trovato conforto nella statuetta ricevuta dalla mistica. “Chi soffre trova conforto e speranza nella fede e nella preghiera“, ha aggiunto, ricordando la disperazione della malattia e la forza ritrovata attraverso la devozione.
Per Kocis, quella piccola immagine della Vergine non è mai stata soltanto un oggetto religioso. È diventata il simbolo di una presenza, di una protezione e di una speranza capace di riaccendere la voglia di vivere.
“Nei momenti più bui della mia vita ho trovato aiuto nella statuetta della Madonna che mi aveva regalato la Mistica. Mi sono affidato sempre a lei per superare la disperazione della malattia. La Madre Celeste e la Serva di Dio mi hanno fatto venire la voglia di vivere“, ha sottolineato Francesco.
La Madonna al centro della vita spirituale di Natuzza
La figura della Madonna è stata il cuore della vita spirituale di Natuzza Evolo. Secondo il racconto della mistica calabrese, dalle prime apparizioni del 1944 la Vergine avrebbe accompagnato il suo cammino attraverso visioni, colloqui spirituali e messaggi di conforto rivolti alle persone in difficoltà e alle anime dei defunti.
Un legame, quello tra Natuzza e la Madre Celeste, che nel tempo ha alimentato una devozione popolare sempre più forte, fino a fare di Paravati uno dei luoghi più significativi della spiritualità calabrese.
La promessa di Paravati e la nascita di un luogo di fede
Nel percorso spirituale di Natuzza, un ruolo centrale è attribuito anche alla promessa della nascita di un grande luogo di accoglienza e preghiera. Le apparizioni mariane, secondo la tradizione legata alla mistica, avrebbero preannunciato la realizzazione della chiesa del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e della Villa della Gioia.
Paravati, piccolo centro del Vibonese, è così diventato negli anni un punto di riferimento per migliaia di pellegrini e devoti, un luogo in cui la memoria di Mamma Natuzza continua a intrecciarsi con la devozione alla Vergine Maria.
La fede come rifugio nei giorni della sofferenza
La testimonianza di Francesco Di Masi si inserisce in questo solco di fede popolare, dolore e speranza. La sua storia non è soltanto il racconto di una malattia affrontata con coraggio, ma anche la confessione intima di un uomo che, davanti alla sofferenza, ha trovato nella preghiera e nella Madonna la forza per non arrendersi.
Oggi Francesco continua a vivere la sua esistenza nella luce della Vergine Maria e nel ricordo grato di Mamma Natuzza, custodendo quella piccola statuetta come il segno concreto di un dono che, per lui, ha cambiato tutto.








