Mezzo secolo di destra calabrese in un curriculum, e alla fine la destinazione è Futuro Nazionale. Giovanni Dima, coriglianese di nascita, rossanese d’adozione, classe 1959, militante del Fronte della Gioventù dal 1974, ha attraversato praticamente ogni stagione della destra italiana.
È stato consigliere comunale a Corigliano Calabro, Rossano e Villapiana nelle file del MSI-DN, vicesindaco di Corigliano dal 1993 al 1995, poi tre mandati consecutivi al consiglio regionale per Alleanza Nazionale a partire dal 1995, assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca dal 2000 al 2005, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale dal 2013 al 2014, deputato alla Camera dal 2008 al 2013 tra le liste del Popolo della libertà. Quindi, l’approdo in Fratelli d’Italia nel 2016.
L’approdo a Futuro Nazionale
Da qualche giorno, sui social, “gira” una locandina in cui Dima risulta tra gli interventi in un evento verso la costituente dell’assemblea nazionale di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, in programma oggi a Cosenza.
Un uomo che viene dal Msi — il partito che della destra italiana incarnava la versione più radicale del Dopoguerra — ha trascorso gli anni della maturità politica nel PdL berlusconiano, casa del centrodestra moderato e governista, per poi transitare in FdI. Ora approda a Futuro Nazionale, formazione che si colloca esplicitamente alla destra di FdI, quella destra identitaria ed euroscettica che il generale Vannacci ha costruito con l’uso di provocazioni mediatiche e un’agenda politica in cui il nazionalismo è un programma da esibire senza complessi.
Un viaggio verso destra
Il viaggio, in altre parole, non porta dove si potrebbe immaginare: non verso il centro, non verso un pensionamento dignitoso dalla politica attiva. Porta a destra. Più a destra di dove era.
Il che, per chi ha iniziato a fare politica quando la destra italiana era ancora nel ghetto dell’arco costituzionale, ha un sapore quantomeno curioso.
Peraltro, le ragioni del distacco da FdI non sono pubbliche. Ma il contesto non lascia molto spazio all’immaginazione: le strade davanti a Dima all’interno del partito evidentemente erano pressoché ostruite, probabilmente per incomprensioni con i vertici territoriali, certamente per una progressiva marginalizzazione di chi non rientra in certi equilibri. Quando non ci sono i presupposti per restare, insomma, si cerca un’altra casa. In Futuro nazionale, evidentemente, in Calabria c’è molto spazio. E quando si entra nel campo della geometria, chi occupa spazi per prima, li sottrae ad altri.
Strategie e prospettive future
Futuro Nazionale tenta, probabilmente, di intercettare pezzi di storia, reti e sensibilità della destra territoriale calabrese. Giovanni Dima porta al movimento decenni di relazioni politiche nel cosentino, nella Sibaritide e in Calabria. Il resto potrebbe essere calcolo politico elementare: visibilità in cambio di radicamento, autonomia in cambio di legittimazione storica. Futuro Nazionale nasce il 10 febbraio 2026 con una firma notarile a Querceta di Seravezza, ha quattro deputati a Montecitorio e al Sud ha ancora tutto da costruire.
Un’ironica chiusura
Quel che rimane, alla fine, è un’immagine politica non priva di ironia: uno dei volti storici della destra calabrese che abbandona il partito di governo per inseguire un generale europarlamentare reduce dall’est del continente, dove certe nostalgie trovano terreno più fertile.
Reminiscenze che, a quanto pare, cavalcano bene anche in Italia, e fanno ancora presa, persino su chi quella storia l’ha vissuta dall’interno.








