“Non un nuovo ospedale, ma il rafforzamento di ciò che già esiste”. È questa la posizione netta espressa da Francesco Citriniti, già responsabile dell’Ufficio amministrativo di presidio dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco”, intervenendo nel acceso dibattito che da settimane attraversa Catanzaro e l’intera provincia sulla possibile costruzione di un nuovo ospedale cittadino.
Secondo Citriniti, il confronto pubblico starebbe però ignorando una domanda preliminare: “Serve davvero un nuovo ospedale a Catanzaro?”. La risposta, per l’ex dirigente amministrativo, è categorica: “No, non serve”.
“Posti letto già sufficienti”
Nel suo intervento, Citriniti richiama i numeri dell’attuale sistema sanitario cittadino. “L’Azienda ospedaliero-universitaria “Dulbecco” – sostiene – , dispone già di una dotazione di 848 posti letto tra il Policlinico di Germaneto, il presidio “Pugliese” e il “Ciaccio”, ai quali si aggiungono circa 85 posti letto di Villa Bianca e ulteriori spazi mai realmente attivati nel corpo C dell’ex Mater Domini. Parliamo di strutture moderne, in larga parte ristrutturate e adeguate – osserva – con investimenti superiori ai 125 milioni di euro. Esistono già reparti e servizi strategici, dal nuovo blocco operatorio al centro trasfusionale regionale, fino alla recente PET di ultima generazione”.
Per Citriniti, il problema della sanità calabrese non è dunque l’assenza di edifici, ma la carenza di professionalità altamente specializzate, innovazione clinica e tecnologie avanzate: “I pazienti vengono trasferiti fuori regione non perché manchino i muri o i posti letto, ma perché mancano competenze e strumenti adeguati per affrontare i casi più complessi”.
Il nodo Germaneto: “Area a rischio”
L’ex dirigente affronta poi il tema della possibile collocazione del nuovo ospedale, oggi al centro del confronto politico. Le ipotesi principali restano due: l’area di Germaneto oppure la zona dell’attuale “Pugliese”. Citriniti boccia senza esitazioni la prima opzione: “Germaneto è classificata come area alluvionale e nel Piano di assetto idrogeologico regionale ricade in fascia R4, cioè a rischio molto elevato. In caso di calamità, l’ospedale potrebbe risultare isolato proprio nel momento di maggiore necessità”».
Non solo. Per l’ex responsabile amministrativo, la costruzione di un nuovo polo sanitario lontano dal centro cittadino avrebbe anche pesanti conseguenze economiche e sociali: “Il Pugliese e il Ciaccio hanno rappresentato per decenni il cuore pulsante della città. Spostare definitivamente la sanità a Germaneto significherebbe impoverire Catanzaro e cancellarne una parte fondamentale della storia”.
“Prima completare la Dulbecco”
Nel mirino di Citriniti finiscono anche le scelte della Regione Calabria e il progetto affidato al Politecnico di Milano per uno studio preliminare sulla nuova struttura sanitaria. “Prima di pensare a nuovo cemento – sostiene – bisognerebbe attuare integralmente il protocollo d’intesa della Dulbecco”. Da qui una lunga serie di interrogativi rivolti alla governance sanitaria regionale: “Che fine hanno fatto i programmi su neuropsichiatria infantile, terapia intensiva pediatrica, urologia pediatrica, ortopedia pediatrica, ma anche lo sviluppo della robotica chirurgica, della telemedicina e delle nuove terapie oncologiche avanzate? La vera priorità – insiste – è trasformare la Dulbecco in una realtà pienamente operativa e competitiva, capace di fermare i viaggi della speranza che continuano a costringere migliaia di calabresi a curarsi fuori regione”.
Il precedente degli ospedali mai completati
Citriniti richiama infine i ritardi accumulati dalla Regione nella costruzione dei nuovi ospedali della Calabria: “Dopo vent’anni – sottolinea – le strutture di Vibo Valentia, della Sibaritide e di Palmi-Gioia Tauro non sono ancora realtà. Questo dovrebbe insegnare prudenza prima di avviare nuovi progetti faraonici”. Da qui la conclusione: “Le risorse disponibili devono essere utilizzate per ammodernare, potenziare e rendere realmente efficiente il patrimonio sanitario già esistente. Catanzaro non ha bisogno di un nuovo ospedale, ma di una sanità moderna, qualificata e finalmente funzionante”.








