Un vero e proprio “antistato” urbano, capace di gestire un giro d’affari da 3mila euro al giorno, è stato smantellato nelle ultime ore dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria.
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, avviata all’alba di oggi dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, che con un blitz massiccio ha eseguito 32 misure cautelari (31 in carcere e una ai domiciliari), decapitando un’organizzazione criminale specializzata nel narcotraffico e legata a doppio filo alla ‘ndrangheta, nei confronti di un gruppo criminale radicato nel rione Marconi e con base logistica a Catona.
Una “saletta” della droga in via Sbarre Inferiori
Al centro dell’indagine, coordinata dalla DDA reggina, c’è la gestione di una piazza di spaccio in un condominio di via Sbarre Inferiori. Qui, gli indagati avevano ricavato abusivamente una vera e propria “saletta” al piano terra, murando gli spazi comuni e interdicendoli ai legittimi residenti.
“La cosa significativa è notare come una parte della città fosse dedicata esclusivamente a questa attività, con pregiudizio dei cittadini perbene, limitati negli spostamenti e impossibilitati a formulare qualunque tipo di protesta“, ha dichiarato il procuratore Giuseppe Borrelli.
Chi osava opporsi veniva sistematicamente tacitato con minacce e intimidazioni. Il locale era dotato di un sofisticato sistema di videosorveglianza per monitorare l’arrivo della Polizia, ma il piano si è ritorto contro gli stessi spacciatori: le immagini acquisite dagli inquirenti hanno fornito prove inconfutabili per l’identificazione di decine di clienti.
Il “battesimo” di ‘ndrangheta e il legame con i Libri
L’inchiesta ha rivelato un quadro criminale ben più ampio dello spaccio di quartiere. Il procuratore aggiunto Walter Ignazitto ha evidenziato come il gruppo, composto interamente da appartenenti alla comunità rom locale, operasse in sinergia con le cosche storiche.
“Abbiamo intercettato un indagato che racconta in diretta il proprio battesimo di ‘ndrangheta per mano di un esponente storico della cosca Libri. Il gruppo versava inoltre una mazzetta periodica alla stessa consorteria per garantire la propria operatività”.
L’organizzazione funzionava come una vera e propria azienda: i vertici chiamavano i collaboratori “operai”, retribuiti in base alle mansioni. Un’attività che non si è fermata nemmeno durante il blitz notturno, quando gli agenti hanno trovato la piazza perfettamente operativa.
Minorenni usati come pedine
Tra gli aspetti più allarmanti emersi dalle indagini della squadra guidata da Gianfranco Minissale, c’è l’impiego sistematico di giovanissimi. “Nell’inchiesta sono stati utilizzati anche minori di 14 anni”, ha confermato Borrelli. L’operazione, che ha portato al sequestro di oltre 40 kg di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana e hashish), segna un punto fermo, ma per la Procura non basta.
“Ci sono parti del territorio cittadino che vanno bonificate, recuperando gli immobili occupati abusivamente. Non può bastare l’azione della magistratura: serve un’opera di risanamento urbano e una ridefinizione delle condizioni di legalità”, ha concluso il Procuratore.
Il successo dell’operazione è stato accolto con favore anche dalle istituzioni nazionali, con la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro che ha espresso il proprio plauso agli investigatori: “Questa operazione conferma la straordinaria qualità del lavoro della Polizia di Stato nel contrasto a un sistema criminale articolato e pervasivo che mina la sicurezza delle comunità”.








