Il voto comunale nel Vibonese non consegna una mappa semplice. Sarebbe comodo dividerla in due colonne, centrodestra e centrosinistra, e tirare la somma. Ma le amministrative, soprattutto in provincia di Vibo Valentia, sono materia più scivolosa: contano i partiti, certo, ma spesso contano di più i sindaci, le famiglie politiche, le liste civiche, le storie personali, i rapporti costruiti negli anni e la capacità di stare dentro le comunità.
Il dato politico, però, esiste. E dice che il centrodestra esce avanti, anche se non con la forza monolitica di un tempo. Il Pd evita la Caporetto grazie ad alcune figure riconoscibili, ma mostra tutti i limiti di un partito poco attrattivo per nuove generazioni e nuovi profili amministrativi. Forza Italia, che per anni ha controllato larghe porzioni della provincia, appare più debole rispetto al passato. Noi Moderati, invece, avanza e si ritaglia uno spazio sempre più visibile nell’area di governo del centrodestra vibonese.
Il Pd tiene, ma con i suoi vecchi riferimenti
Nel campo progressista il risultato più solido arriva da Briatico, dove Lidio Vallone viene riconfermato sindaco. È una figura autorevole, di lungo corso, ormai alle soglie degli ottant’anni. La sua vittoria consente al Pd di mettere una bandierina importante, ma racconta anche un limite evidente: il partito si regge ancora su profili storici, riconosciuti e radicati, più che su una nuova classe dirigente.
L’altra conferma arriva da Zaccanopoli, uno dei centri più piccoli della provincia, dove Maria Budriesi vince per appena quattro voti contro Francesco Grillo. Una vittoria al fotofinish, preziosa sul piano numerico, ma non sufficiente da sola a raccontare una sinistra in espansione. C’è poi il caso Limbadi, dove vince Antonino Taverniti, esponente riconducibile al Pd, ma sostenuto da una lista civica molto larga, dentro la quale convivono sensibilità diverse: sinistra, destra, pezzi della società civile. La sua elezione pesa, ma non può essere letta come un successo pienamente di partito. È piuttosto la vittoria di un profilo amministrativo capace di tenere insieme mondi differenti.
Il centrodestra prevale, ma con equilibri nuovi
Il centrodestra porta a casa risultati importanti. Ad Acquaro torna sindaco Giuseppe Barilaro, nome legato all’area di Forza Italia e già proiettato, secondo molti osservatori, verso una possibile partita per la Provincia di Vibo Valentia dove aspira a sostituire l’attuale presidente Corrado L’Andolina.
A San Gregorio d’Ippona viene riconfermato Pasquale Farfaglia, anche lui indicato nell’orbita azzurra, seppure in posizione non sempre allineata rispetto all’attuale governance provinciale di Forza Italia. Un dettaglio tutt’altro che secondario: nel Vibonese il partito azzurro vince ancora alcune sfide, ma non appare più compatto né dominante come in passato.
Il caso più simbolico resta Tropea, dove Nino Macrì torna sindaco. Ex segretario provinciale di Forza Italia, poi protagonista della rottura con l’area Mangialavori, Macrì oggi è vicino al consigliere regionale di Noi Moderati Vito Pitaro, sempre dentro il perimetro del centrodestra. Sul suo ritorno alla guida della Perla del Tirreno pesa ancora il tema del giudizio di incandidabilità, con il procedimento incardinato davanti al Tribunale di Vibo. Nel frattempo, però, Macrì torna ad amministrare quella che ama definire il “Principato”.
Noi Moderati cresce e si prende San Calogero
Il dato forse più interessante dentro il centrodestra riguarda Noi Moderati. Il partito dell’area pitariana si prende di fatto San Calogero con Nicola Brosio, segretario provinciale, che batte il sindaco uscente Giuseppe Maruca e Michele Maccarone. È un risultato politicamente significativo perché conferma la crescita di un’area che, nel Vibonese, non è più semplice appendice della coalizione ma sta diventando forza organizzata, capace di produrre sindaci, consenso e classe dirigente locale. Anche Spilinga resta nell’area della destra con la riconferma di Enzo Marasco, vicino alle posizioni di Fratelli d’Italia e considerato un esponente autorevole della destra vibonese.
Il civismo resta il vero partito del Vibonese
Al netto delle appartenenze, il vero vincitore della tornata resta il civismo, come spesso accade nelle comunali vibonesi. A Serra San Bruno viene riconfermato Alfredo Barillari, alla guida di LiberaMente, in una sfida a tre che ha respinto l’assalto di Vincenzo Damiani e Adriano Tassone.
A Maierato la riconferma di Giuseppe Rizzello è larghissima. A Vallelonga vince Abdon Servello, a Monterosso Calabro viene confermato Antonio Giacomo Lampasi, vicino all’area di Italia Viva anche per il rapporto politico e personale con Giuseppe Condello, sindaco di San Nicola da Crissa e segretario provinciale del partito renziano. A Ricadi, invece, Domenico Locane conquista uno dei comuni turistici più rilevanti della costa vibonese.
Centrosinistra salvo grazie al Pd, ma senza alleati veri
Sul fronte opposto, il centrosinistra evita un risultato disastroso soprattutto grazie al Pd e ai suoi amministratori più radicati. Senza il partito democratico, la sinistra sarebbe uscita quasi cancellata dal voto comunale vibonese. Il problema è che attorno al Pd non si vede molto altro. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra appaiono politicamente impalpabili nei territori. Non incidono nella costruzione delle liste, non producono sindaci, non orientano davvero il voto. Il campo largo, nel Vibonese, resta più una formula nazionale che un fatto amministrativo concreto.
Il bilancio politico: centrodestra avanti 4-3, ma la partita è più larga
Se si prova a tradurre il voto in appartenenze, il centrodestra si impone sul centrosinistra con un margine indicativo di 4-3, ma la lettura numerica non esaurisce il quadro. Il centrodestra vince perché riesce a intercettare amministratori forti e perché, anche quando non si presenta con simboli pesanti, mantiene una rete politica riconoscibile. Il centrosinistra tiene dove ha sindaci radicati e figure storiche, ma non mostra un’espansione vera. Il civismo, invece, continua a essere la lingua madre delle comunali vibonesi.









