Un solo giorno di assenza del giudice è bastato per bloccare l’attività del Tribunale di Vibo Valentia. Sono infatti stati rinviati ben 27 processi penali, tutti fissati davanti al Tribunale monocratico, con una nuova calendarizzazione fissata addirittura al 17 dicembre 2026, tra oltre sette mesi. Si tratta di procedimenti che, in molti casi, si trovano già da tempo nella fase dibattimentale e che avevano visto l’ultima attività istruttoria svolgersi persino nel luglio del 2025.
La lunga catena dei rinvii
La vicenda evidenzia le difficoltà organizzative che continuano a interessare gli uffici giudiziari vibonesi. Dopo un primo rinvio disposto fino a gennaio 2026, i procedimenti erano stati nuovamente differiti dal giudice Luca Bertola, successivamente trasferito alle funzioni di gip-gup, poiché le cause risultavano assegnate al giudice Gabriella Lupoli. Quest’ultima, dopo aver lasciato il settore civile dedicato alla famiglia, era rientrata nel comparto penale nel dicembre scorso. Tuttavia, all’udienza di maggio, la sua assenza ha provocato un ulteriore stop, con il conseguente slittamento di tutti i fascicoli direttamente a dicembre.
Prescrizione sempre più vicina
La situazione preoccupa soprattutto per il rischio che diversi reati possano finire prescritti prima della definizione del processo. Molti dei procedimenti rinviati riguardano fatti contestati diversi anni fa e il nuovo differimento potrebbe compromettere il percorso giudiziario avviato dalle procure e dalle persone offese. In numerosi fascicoli risultano inoltre presenti parti civili regolarmente costituite, che attendono da anni una risposta dalla giustizia. Il timore è che il protrarsi dei tempi possa vanificare il lavoro investigativo svolto e le aspettative di chi si è rivolto ai tribunali per ottenere tutela e accertamento delle responsabilità.
L’allarme lanciato dalla presidente del Tribunale
Le criticità del sistema giudiziario vibonese erano già state evidenziate dalla presidente del Tribunale, Abigail Mellace, che lo scorso 16 aprile, nel giorno del suo insediamento, aveva richiamato l’attenzione sulle difficoltà operative dell’ufficio. L’ennesimo rinvio collettivo riporta così al centro del dibattito il tema della carenza di magistrati, della gestione dei carichi di lavoro e della necessità di garantire tempi ragionevoli ai processi, evitando che ritardi e scoperture possano trasformarsi in un ostacolo per l’accertamento della verità.









