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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Vertenza ex TIS in Calabria, i sindacati incalzano la Regione per le misure di sostegno al reddito

Faccia a faccia tra Cgil, Cisl, Uil e l'assessore Calabrese: si stringono i tempi per 900 lavoratori, ma lo stato di agitazione rimane attivo

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Si riaccendono i riflettori sul futuro dei Tirocinanti di inclusione sociale (TIS) rimasti fuori dai recenti percorsi di stabilizzazione.
I vertici regionali e di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, per fare il punto sulle tutele destinate a circa 900 lavoratori calabresi attualmente sospesi in un limbo occupazionale.

Primi passi sul fronte burocratico, ma il sindacato non abbassa la guardia

Al centro del tavolo c’è l’avvio immediato degli ammortizzatori e dei sussidi economici promessi dalla Giunta già nelle scorse settimane.
Dal confronto sono emersi alcuni avanzamenti sul piano tecnico, ma le sigle sindacali preferiscono mantenere un profilo di prudente attesa: “Prendiamo atto del lavoro che l’Assessorato sta portando avanti. Nel dare ampia disponibilità al dialogo costruttivo, e rimanendo fermo lo stato di agitazione, auspichiamo che si arrivi in tempi brevi alla definizione degli atti amministrativi vincolanti. Per questo motivo, l’attenzione continuerà a essere alta e il tema sarà nuovamente affrontato in un incontro di aggiornamento previsto tra pochi giorni”.

Precariato storico: si punta al recupero dei fondi non spesi per Lsu e Lpu

Il vertice non si è limitato alla sola emergenza dei tirocinanti, ma ha allargato lo sguardo alla complessa galassia del precariato istituzionalizzato in Calabria, con particolare riferimento agli ex Lsu ed Lpu.
Le delegazioni dei lavoratori hanno chiesto formalmente alla Regione una mappatura dettagliata dei flussi finanziari per poter pianificare le prossime mosse. L’obiettivo dei sindacati è quello di ottenere un quadro chiaro sui risparmi di spesa accumulati nel 2025 e nei primi sei mesi del 2026, così da poter ridistribuire queste risorse residue direttamente ai lavoratori del bacino secondo criteri di equità sociale e trasparenza.

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