× Sponsor
1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
spot_img

Natuzza, la leucemia e i capricci delle star. L’album segreto di Ruggero Pegna: “Mi dissero che sarei morto e invece…”

Nel podcast di Calabria7 il promoter racconta la sua vita tra fede, musica e miracoli: dalla “ragazza americana” indicata da Natuzza per il trapianto agli aneddoti su Elton John, Tina Turner, Sting, Santana, Vasco Rossi e gli Spandau Ballet. Una puntata piena di storie, retroscena e Calabria vera

spot_img

Una storia, tante storie. C’è una Calabria che riempie gli stadi, porta Elton John a Reggio, Tina Turner, Sting, Santana, Vasco Rossi e gli Spandau Ballet sui palchi del Sud. E poi c’è una Calabria più intima, più misteriosa, più profonda, quella di Paravati, di Natuzza Evolo, della fede popolare che diventa racconto, teatro, memoria collettiva. Le due Calabrie, nella nuova puntata di Stanza7, il podcast di Calabria7, si incontrano in una sola voce: quella di Ruggero Pegna, storico promoter calabrese, organizzatore di grandi eventi, autore e testimone diretto di una vicenda personale che lui stesso definisce il suo “miracolo d’amore”. Una puntata che parte dal teatro e arriva in ospedale, passa dai camerini delle star internazionali, attraversa quarant’anni di spettacoli e si ferma davanti a una figura che per Pegna non è soltanto devozione: è vita, salvezza, gratitudine. Mamma Natuzza.

“Fortunata di Dio”, Natuzza torna a teatro

Il punto di partenza è l’ultimo progetto di Ruggero Pegna: “Fortunata di Dio”, lo spettacolo dedicato a Natuzza Evolo, scritto insieme ad Andrea Ortis. Un’opera che Pegna presenta come qualcosa destinato ad andare oltre il semplice evento teatrale. “È un’opera che vorrei potesse arrivare in tutti quei luoghi in cui non solo ci sono devoti e cenacoli di Natuzza Evolo, ma dove ci può essere la volontà di conoscere questa figura di grandissima calabrese, quella che noi abbiamo sempre chiamato Mamma Natuzza”.

Pegna ricorda che Natuzza “nel 2019 è stata proclamata Serva di Dio” e spiega di aver voluto rendere omaggio alla mistica di Paravati anche attraverso il proprio lavoro. Prima con La Notte degli Angeli, poi oggi con il teatro. “Quest’opera parte dal desiderio di rendere gratitudine a Mamma Natuzza. L’ho già fatto, tornato dal trapianto di midollo osseo, con La Notte degli Angeli. Ora sono passato al teatro perché oggi che perlomeno fisicamente non c’è più, anche se Mamma Natuzza è vicino a tutti noi, riportarla in teatro per molti ha avuto un effetto di grandi emozioni”.

Il successo della prima al Teatro Rendano, sold out, è per Pegna solo l’inizio di un percorso. Sul palco, il ruolo di Natuzza è affidato ad Annalisa Insardà, che secondo il promoter è riuscita a restituire voce, postura e umanità della mistica. “Per la bravura di Annalisa Insardà è quasi averla davvero rivista nelle scene che l’hanno vista protagonista. Annalisa è stata capace di rievocarne la voce, i movimenti, la sagoma. Un altro piccolo miracolo, ho detto io. Natuzza diceva sempre: io non faccio miracoli, li fa il Signore. Ebbene questo secondo me lo hanno fatto assieme”.

Paravati, il santuario e il turismo religioso

La puntata si allarga poi al valore di Paravati e della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Per Pegna, il luogo voluto da Natuzza non è solo un punto di riferimento spirituale, ma anche una grande occasione per la Calabria. “Chi non è mai stato a Paravati lo faccia. Trova un luogo di pace, di serenità e di grande bellezza, dove anche ogni filo d’erba ha un suo ordine speciale. È veramente un grande luogo della nostra regione, un santuario che io paragonerei ai grandi santuari d’Italia e del mondo”. E qui il discorso diventa anche culturale e turistico. Pegna non ha dubbi: il turismo religioso è uno dei filoni che la Calabria dovrebbe sviluppare con maggiore convinzione. “Quando parliamo anche di flussi da fare arrivare nella nostra regione, il turismo religioso è sicuramente una di quelle tipologie da sviluppare, da portare avanti, in cui credere”.

Il legame personale con Natuzza: “Per me era una figura di famiglia”

La parte più forte della puntata arriva quando Ruggero Pegna entra nella propria storia personale. Natuzza non è stata per lui una figura conosciuta da adulto o incontrata per caso. È stata una presenza familiare sin dall’infanzia. “Ho avuto la fortuna di avere un padre molto credente. Per lui la gita più trasgressiva era Paravati. La domenica ci portava all’inizio proprio a casa di Natuzza. Ho ancora i ricordi di quel Gesù bambino esposto all’ingresso della sua abitazione, dell’altarino al piano terra, di dove lei viveva con la famiglia”.

Da bambino, racconta Pegna, avrebbe dovuto essere operato di appendicite. Il padre lo portò da Natuzza. Lei prima provò a rassicurarlo, poi, vedendolo piangere, cambiò tono. “Mi guardò, toccò di nuovo l’addome e si rivolse a mio padre e mia madre dicendo: ma dite al dottore che l’intervento non si deve fare, che è una colite. Da allora per me è diventata la mia dottoressa. Era una colite, non ho avuto più bisogno dell’intervento”.

La leucemia fulminante alla vigilia del matrimonio

Poi arriva il racconto più drammatico. Pegna torna al 2002, a ventiquattro ore dal matrimonio. In quel momento gli viene diagnosticata una leucemia fulminante. La risposta dei medici, alla domanda sulle possibilità di sopravvivenza, fu devastante. “Alla domanda specifica al primario: ma che percentuale ho di sopravvivere? La risposta fu: nessuna. Non possiamo illuderla, perché c’è anche una modifica della formula cromosomica e da qui non si può tornare indietro”.

Il matrimonio, già preparato come una festa, si celebra invece in ospedale, nella cappella del Pugliese di Catanzaro. “Mi sposai per volontà di mia moglie in ospedale. Il matrimonio si svolse al quarto piano dell’ospedale Pugliese di Catanzaro, increduli gli invitati, colleghi, amici, parenti. E immediatamente poi ricovero”. Inizia così il percorso di cura: una chemioterapia sperimentale durata dieci giorni consecutivi. Nel frattempo un’amica va da Natuzza e gliela passa al telefono. Pegna scoppia a piangere. “I medici mi hanno detto che praticamente non ho più speranze di sopravvivere. Lei mi rispose: ma che ti devono dire i medici? Sono medici. Però se tu combatti, accetti le sofferenze, tu ce la farai”. Quelle parole, racconta Pegna, diventano la prima vera cura. “Queste parole per me sono state la prima vera grande terapia. Ho letto in queste parole: accetta tutto quello che ti capita, non tirarti indietro, affronta e vedrai che ce la farai”.

La notte del crocifisso e il sogno con Giovanni Paolo II

La malattia si complica. Una notte l’ospedale chiama la moglie per dirle che probabilmente Pegna non sarebbe arrivato al mattino successivo. Un virus aveva aggredito tutti gli organi e i medici non riuscivano a individuarlo. “Quella notte mi misero una mascherina dell’ossigeno. Per un po’ mi addormentai, mi svegliai e mi venne voglia di andare a prendere il crocifisso che si trovava alla parete di fronte. Me lo misi sul petto e mi dimenticai di rimettere la mascherina”. Poi il racconto assume i toni di una visione. “Quella notte ho una sensazione forte, come di un fatto reale, non di un sogno. Camminai su un prato verde con Papa Giovanni Paolo II e Natuzza sotto braccio dall’altro lato”. Al risveglio trova medici e infermieri attorno al letto. Molti piangono. Nella notte erano riusciti a individuare il virus e ad attaccarlo. “Superai anche quel momento”.

La ragazza americana “uguale a te”

Arriva poi il momento decisivo: la remissione. Il sangue è pulito, ma non significa guarigione. Serve un trapianto di midollo osseo. Pegna torna da Natuzza sperando di sentirsi dire che ormai è guarito. Invece la risposta è netta. “Lei non me lo disse. Disse: devi fare il trapianto perché altrimenti muori”. Pegna accetta l’invito di Gino Paoli, conosciuto nel mondo dello spettacolo, a verificare l’esistenza di un donatore compatibile all’ospedale San Martino di Genova. Ma la notizia è terribile: nessun donatore compatibile al mondo. Nemmeno i tre fratelli. “Uscì fuori la notizia che non c’era alcun donatore al mondo compatibile con me. Neanche i miei tre fratelli, uguali tra di loro, completamente diversi da me”. Pegna torna da Natuzza. Lei gli dice di ripartire subito. “Mi disse: torna subito, torna subito e dì ai medici che si è iscritta una ragazza americana che è uguale a te”.

A Genova i medici restano prudenti. Poi controllano. “Andarono a controllare e spuntò fuori una ragazza di 24 anni americana che si era appena iscritta durante questo viaggio. È quello che ho definito il mio miracolo d’amore, insieme alle preghiere e poi alla bravura dei medici”. Per Pegna, Natuzza non sostituisce la medicina: la orienta. “Natuzza indirizzava attraverso la medicina la soluzione. Non è che dà la pozione magica perché ha visto la palla di vetro. Stiamo parlando veramente di quella che presto, penso, possiamo chiamare a tutti gli effetti Santa Natuzza”.

Image not available

Dalla fede alla musica: l’incontro con David Zard

Dopo il racconto personale, Stanza7 riporta Pegna nel suo mondo più noto: quello dei grandi concerti. Quarant’anni fa, racconta, portare in Calabria i big internazionali sembrava impossibile. “Io amavo la musica, viaggiavo per vedere i grandi concerti, facevo anche radio. Mi chiesi: perché i grandi concerti non si possono fare in Calabria?”.

Da qui la ricerca di David Zard, allora una delle figure più importanti della musica live internazionale. All’inizio Zard non gli dà retta. Poi lo convoca a Roma. “Alla fine mi convocò a Roma per un incontro di cinque, sei, sette ore. Alla fine si convinse che potevo effettivamente avventurarmi in questa attività”. Il primo concerto è già un colpo enorme: Spandau Ballet. “Lui mi disse: vuoi Spandau Ballet o Duran Duran? Io amavo particolarmente la musica degli Spandau Ballet e decisi di iniziare con quelli. Poi arrivarono subito dopo Carlos Santana, Tina Turner, Sting, Vasco Rossi, tutti i più grandi della musica italiana e internazionale”.

Elton John a Reggio Calabria: moquette, teli neri, Mercedes e aeroporto chiuso

Tra gli aneddoti più clamorosi c’è quello su Elton John. Pegna lo definisce uno dei personaggi che lo hanno colpito di più. Non solo per il peso artistico, ma per la macchina organizzativa costruita intorno al concerto. “Elton John, per preparare i suoi camerini, c’è stato un lavoro maniacale. Avevano dovuto tappezzare di moquette tutti gli spogliatoi della Reggina Calcio. Non solo: tutte le pareti, i soffitti, ricoperti di teli neri, la luce a una certa intensità, la temperatura a una certa intensità, i divani di un certo tipo”.

I divani, racconta Pegna, furono cambiati più volte nella notte. “Mi hanno fatto cambiare i divani tre volte nella notte, perché un divano pare che lasciasse del pelo, l’altro riscaldava troppo”. Poi cristalli, argenterie, una Smart per muoversi da un camerino all’altro e un codazzo di auto. “Per contratto avevo garantito che potesse atterrare all’aeroporto di Reggio Calabria col suo aereo privato, a una distanza non superiore di 30 minuti dallo stadio. Aereo privato, 30 minuti, con sei Mercedes che ho dovuto far arrivare da Roma perché quel modello qui non c’era”. Ma pochi giorni prima del concerto viene trovato un ordigno della Seconda guerra mondiale sulla pista dell’aeroporto di Reggio Calabria. L’aeroporto chiude. Il concerto rischia di saltare. “La sua produzione voleva annullare il concerto. Io diventavo inadempiente perché avevo garantito l’atterraggio. Cominciai a implorare che mi si desse una seconda opportunità”. Alla fine la pista viene riaperta e il concerto si tiene. Ma il rischio economico resta enorme. “Parliamo di 770 mila euro di costi di allora, più Iva”.

Tina Turner, Spandau Ballet e Vasco: i capricci prima del palco

Non solo Elton John. Anche gli altri grandi artisti hanno lasciato dietro di sé richieste e retroscena. Tina Turner, per esempio, voleva una moquette di un colore preciso. “Tina Turner volle della moquette rigorosamente beige. Noi gliela avevamo messa che andava al lilla, qualcosa di simile. Fummo costretti a smontare tutto. Ed era un 11 agosto, non fu neanche semplice trovare la moquette del colore che voleva lei”.

Gli Spandau Ballet, invece, chiesero un tavolo da ping pong nei camerini. “Quando si entra nello star system devi a volte accollarti forniture a cui tu neanche pensi”. E poi Vasco Rossi, raccontato da Pegna con una battuta che restituisce il personaggio senza bisogno di troppe spiegazioni. “Vasco fondamentalmente aveva ed ha un debole. Ama incontrare amiche, ama incontrare le fan, ama stare con loro durante l’attesa anche dei concerti”.

Notre Dame de Paris, la Cina e i dodicimila spettatori in Calabria

La puntata tocca anche gli ultimi grandi eventi portati da Pegna in Calabria, tra cui Notre Dame de Paris, spettacolo che lui aveva già portato a Catanzaro nel 2002 e che ha riproposto più volte. “Notre Dame de Paris è uno spettacolo cult, di livello mondiale, numeri record. Ho fatto 12 mila spettatori che per la Calabria sono veramente tanti”.

Nel racconto entrano anche La Divina Commedia di Marco Frisina e il ritorno dalla tournée cinese, con teatri da migliaia di posti. Pegna rivendica la scelta di portare nella regione spettacoli complessi, tecnicamente impegnativi, non semplici serate da calendario. “Al momento sono contento di aver fatto in modo che i calabresi potessero vivere delle belle sere. Quando leggo commenti di persone che dicono di aver vissuto una bellissima serata, delle grandi emozioni, mi emoziono anch’io”.

Una puntata da ascoltare tutta

Quella con Ruggero Pegna è una puntata di Stanza7 che tiene insieme il privato e il pubblico, il dolore e il palco, la fede e l’impresa, la Calabria dei santuari e quella degli stadi. Una conversazione in cui il promoter non si limita a ricordare ciò che ha fatto, ma racconta ciò che gli è accaduto. Dalla diagnosi di leucemia fulminante alla voce di Natuzza, dalla ragazza americana compatibile al trapianto, dai capricci di Elton John alle notti passate a salvare concerti impossibili, Pegna porta dentro Stanza7 una vita che sembra costruita su una sola idea: in Calabria si può fare. Anche quando tutti dicono di no. Anche quando sembra troppo grande. Anche quando sembra impossibile.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img