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2 Giugno 2026
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Terremoto in Calabria, l’Ingv: “Uno dei più forti mai registrati”. La scossa sentita in tutto il Sud Italia

Il sisma al largo di Amantea ha raggiunto magnitudo 6.1 ed è stato avvertito dalla Sicilia al Lazio. Gli esperti: “È la litosfera ionica che sprofonda sotto l’Appennino calabro”

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Una scossa violentissima, percepita distintamente in tutta la Calabria e in gran parte del Sud Italia, ha riportato la paura nelle case di migliaia di persone. Il terremoto registrato nella notte al largo della costa di Amantea, nel Cosentino, è stato definito dagli esperti come uno dei più intensi mai rilevati nella regione da quando esiste l’attuale rete sismica nazionale.

A confermarlo è stato Salvatore Stramondo, direttore del dipartimento Terremoti dell’Ingv, che ha spiegato come il sisma abbia raggiunto una magnitudo definitiva di 6.1, dopo una prima stima pari a 6.2.

L’Ingv: “Tra i terremoti più forti mai registrati in Calabria”

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il terremoto si è sviluppato a circa 250 chilometri di profondità nel Tirreno meridionale. Una caratteristica che avrebbe amplificato la propagazione delle onde sismiche, facendo percepire la scossa ben oltre i confini regionali.

Il sisma, infatti, è stato avvertito chiaramente dalla Sicilia fino al Lazio, confermando la portata eccezionale dell’evento.

“È stato uno dei terremoti più forti registrati in Calabria”, ha spiegato Stramondo, sottolineando come il fenomeno sia collegato al movimento della litosfera ionica, una delle strutture geologiche più antiche dell’area mediterranea.

La faglia sotto il Tirreno e il rischio sismico della Calabria

Gli esperti spiegano che il “motore” del terremoto è il processo di subduzione, cioè lo sprofondamento della litosfera ionica sotto l’Appennino calabro.

Un meccanismo noto da decenni ai geologi ma che continua a rendere la Calabria una delle aree a maggiore rischio sismico d’Europa.

La porzione di crosta terrestre coinvolta nel fenomeno risalirebbe addirittura all’antico oceano Tetide, esistente oltre 250 milioni di anni fa.

Secondo l’Ingv, terremoti profondi e forti nella stessa zona si erano già verificati in passato, come quello del 1743 e i due eventi del 1998 e del 2008, entrambi di magnitudo 5.1.

L’allarme dell’Ingv: “Servono sismometri sui fondali marini”

Dopo la paura della notte, gli esperti rilanciano anche un appello sulla necessità di rafforzare il sistema di monitoraggio nel Mediterraneo.

“La frequenza dei terremoti nel tratto occidentale della Calabria richiede una rete di sismometri anche sui fondali marini”, ha spiegato Stramondo. L’Ingv starebbe già lavorando a nuovi sistemi di rilevazione sottomarina attraverso collaborazioni con aziende impegnate nella posa di cavi per la trasmissione dati.

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