Era già sottoposto agli arresti domiciliari, con autorizzazione ad allontanarsi dall’abitazione in una determinata fascia oraria. Ma secondo i carabinieri quella libertà limitata sarebbe stata utilizzata per continuare un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. È finito così in carcere Pantaleone Perfidio, 39enne di Nicotera, arrestato in flagranza dai carabinieri della Compagnia di Tropea e poi destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, disposta dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarrone.
La cessione osservata dai carabinieri
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante un servizio di controllo del territorio i militari avrebbero notato l’uomo mentre cedeva una dose di marijuana del peso di circa 13 grammi a un altro soggetto, poi segnalato alla Prefettura di Vibo Valentia. Da lì è scattata la perquisizione personale e domiciliare, che ha portato al sequestro di un quantitativo di droga ritenuto dagli inquirenti compatibile con una destinazione allo spaccio: 54 dosi di cocaina, per circa 38,8 grammi, 16 dosi di hashish per circa 90 grammi, 7 dosi di marijuana per circa 24 grammi, oltre a tre bilancini di precisione e 1.465 euro in contanti, ritenuti possibile provento dell’attività illecita.
Il borsello sul muro di cinta e la droga nascosta
Nel provvedimento del gip emerge una ricostruzione più dettagliata dell’attività svolta dai carabinieri della Stazione di Nicotera. I militari, dopo alcune segnalazioni su presunti episodi di spaccio, avrebbero avviato un servizio di osservazione nei pressi dell’abitazione dell’indagato. Secondo l’ordinanza, il 30 maggio Perfidio sarebbe stato visto scalare il muro di cinta della propria abitazione e occultare tra le foglie un borsello nero, dal quale avrebbe poi prelevato parte del contenuto.
Il giorno successivo, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, i militari avrebbero osservato altri movimenti ritenuti sospetti, fino alla presunta cessione avvenuta in via San Francesco. L’acquirente, sentito dagli investigatori, avrebbe confermato di aver ricevuto la sostanza da una persona giunta a bordo di un veicolo condotto da una donna.
Cocaina, hashish, marijuana e tre telefoni
La perquisizione personale avrebbe consentito di trovare nella tasca dei pantaloni dell’indagato marijuana, hashish e cocaina, già suddivisi in bustine e involucri. Nella disponibilità dell’uomo sarebbero stati trovati anche tre telefoni e il denaro contante. La successiva perquisizione del borsello collocato sul muro di cinta avrebbe portato al rinvenimento di altra sostanza: hashish, cocaina, materiale per il confezionamento e tre bilancini di precisione risultati perfettamente funzionanti e intrisi di polvere bianca.
Secondo il gip, il quadro indiziario sarebbe sorretto non solo dal quantitativo e dalla varietà delle sostanze, ma anche dalla presenza di materiale per il taglio, il confezionamento e la pesatura, oltre che dal denaro contante ritenuto non giustificato. Nel corso dell’udienza di convalida, l’indagato ha dichiarato di essere responsabile degli addebiti mossi nei suoi confronti.
Per il gip non bastano i domiciliari
La Procura di Vibo Valentia, costantemente aggiornata dai militari, aveva inizialmente disposto la sottoposizione dell’arrestato ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. All’esito dell’udienza, però, il gip ha convalidato l’arresto e applicato la misura più grave: la custodia cautelare in carcere. Nell’ordinanza il giudice parla di un “consistente” e “attuale” pericolo di recidiva specifica, valorizzando la gravità della condotta, la molteplicità delle sostanze, il quantitativo sequestrato, i precedenti specifici e di polizia e la presenza dei tre cellulari, ritenuta indicativa della “professionalità” dell’attività illecita.
Secondo il gip, gli arresti domiciliari, anche con il braccialetto elettronico, non sarebbero adeguati, anche perché l’abitazione dell’indagato viene indicata come uno dei luoghi di incontro con i potenziali acquirenti o comunque di consumazione degli illeciti. Da qui la decisione di mandare Perfidio in carcere, ritenendo la misura custodiale l’unica idonea a contenere le esigenze cautelari.









