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4 Giugno 2026
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La strage di Amendolara e la legge anti-caporalato rimasta nel cassetto per due anni: “Vi spiego il sistema che sfrutta la Sibaritide”

L'ex consigliere regionale Tavernise riapre il dossier sullo sfruttamento nei campi dopo il rogo sulla Statale 106: "La proposta si è arenata tra i dipartimenti della Regione. Ora Occhiuto e Gallo prendano in mano la situazione"

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Crimini orrendi come quelli di Amendolara non possono e non devono alimentare divisioni politiche, ma sollecitare interventi normativi sui quali realizzare la migliore convergenza possibile tra le forze democratiche, pena un rinvio sine die di soluzioni a cui anche il legislatore regionale deve lavorare da subito.

Davide Tavernise, dirigente apicale del M5S che consigliere a Palazzo Campanella lo è stato per tutta la scorsa legislatura e che conosce bene la Sibaritide, riporta al centro del dibattito una proposta su cui bisognerebbe ragionare in maniera bipartisan, tenendo a freno gli istinti di una burocrazia che spesso frena le migliori intenzioni, creando distacco avvilente tra la decisione politica e la sua concreta attuazione.

tavernise
Tavernise, prima di tutto, che sta succedendo nella Sibaritide: Amendolara è un caso isolato o è il tassello di un sistema?

“È solo il tassello di un sistema che dura da almeno venti anni. Migliaia di persone vengono sfruttate quotidianamente in inverno ed estate. In inverno arance e mandarini, estate le fragole. Piana di Sibari inverno, e in estate Policoro e Scanzano. Partono ammassati nei furgoni alle 4 del mattino e ritornano alle 16 del pomeriggio. 12 ore dopo la partenza. Molti fanno parte di cooperative agricole che lavorano per grandi proprietari terrieri e spesso pagano di tasca loro il viaggio tutti i giorni. Quasi tutti lavorano a nero e chi è assunto spesso deve restituire una parte dello stipendio al suo caporale”.

Insieme a quei poveri braccianti, pare che siano state arse pure le leggi che avrebbero dovuto proteggerli.

“Due anni fa, esattamente due anni fa il 31 maggio 2024 avevo proposto una legge recante ‘Interventi per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura’. Avevo previsto premialità per le imprese agricole virtuose e campagne di sensibilizzazione contro caporalato e sfruttamento. Dopo 4 sedute di commissione, e dopo aver auditi i sindacati e il dipartimento lavoro e agricoltura della Regione Calabria la proposta di legge si è arenata perchè rimbalzava da un dipartimento all’altro e perchè il dipartimento agricoltura affermava che non aveva il personale per occuparsi di questa proposta di legge”.

State ragionando sull’opportunità di ripresentare una proposta normativa?

“Stiamo preparando insieme alla Consigliera Regionale Elisabetta Barbuto, con cui sto collaborando, una nuova proposta di legge. Speriamo stavolta venga approvata. Ho provato a mettere luce sulla piaga del lavoro nero e del caporalato prima che avenisse la tragedia ma purtroppo sono stato fermato. Mi auguro che ora Occhiuto e Gallo prendano in mano la situazione perchè fino ad oggi è stato fatto poco e niente per arginare questo fenomeno disgustoso che non riguarda solo cittadini extracomunitari ma anche tanti padri e madri di famiglia calabresi costretti a lavorare in condizioni disumane perchè senza alternative”.

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