× Sponsor
4 Giugno 2026
4 Giugno 2026
spot_img

I bunker della ’ndrangheta, il comandante dei Cacciatori Calabria: “Così i boss restano sul territorio per comandare anche da latitanti”

Dai rifugi sulle montagne ai nascondigli sotto le abitazioni: dopo la scoperta di Ardore, il tenente colonnello Montinaro spiega l’evoluzione della latitanza e la scelta dei boss di non allontanarsi dal proprio territorio

spot_img

La scoperta del bunker sotterraneo di Ardore, con camera di fuga, botola in cemento armato e un cunicolo lungo circa 120 metri, non è soltanto un colpo investigativo. È anche una fotografia aggiornata della latitanza mafiosa in Calabria. Una latitanza che non vive più soltanto nelle zone impervie dell’Aspromonte, tra rifugi di fortuna e nascondigli isolati, ma sempre più spesso si organizza sotto o accanto ad abitazioni apparentemente normali, nel cuore dei territori controllati dalle cosche. A spiegare questa evoluzione è il tenente colonnello Davide Montinaro, comandante dello Squadrone Carabinieri Cacciatori Calabria, intervenuto dopo il rinvenimento della struttura clandestina portata alla luce dai Carabinieri ad Ardore, nella Locride.

Dai rifugi in montagna ai bunker sotto casa

Il punto centrale, nelle parole dell’ufficiale, è il cambio di strategia. La latitanza non significa più necessariamente fuga lontano dal proprio ambiente. Al contrario, per un boss rimanere vicino al territorio di riferimento può essere una scelta funzionale al controllo criminale. “In oltre trent’anni di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, che qui in Calabria assume la denominazione di ’ndrangheta, la ricerca e cattura dei latitanti ha subito nel tempo un’evoluzione radicale”, afferma il tenente colonnello Davide Montinaro. “Se un tempo i soggetti che intendevano sottrarsi alla giustizia allestivano rifugi isolati e speditivi nelle zone più aspre e montuose del territorio calabrese, oggi è altamente probabile trovare nascondigli nell’immediatezza di case allestite per civile abitazione”.

“Rimanere sul proprio territorio è una priorità”

Secondo Montinaro, la scelta di non allontanarsi dal proprio contesto non è casuale. È una necessità operativa e simbolica. “Rimanere sul proprio territorio resta infatti per il boss un’alta priorità: serve a garantire operatività, controllo e protezione, e a dimostrare il proprio potere”. Il bunker non sarebbe solo un rifugio. Sarebbe, nella logica criminale, uno strumento per restare presenti anche quando si è formalmente invisibili. Un modo per continuare a incidere, comunicare, controllare e, se necessario, sottrarsi all’arrivo delle forze dell’ordine.

Il labirinto sotterraneo di Ardore

La struttura individuata dai Carabinieri nel corso di una perquisizione finalizzata alla ricerca di armi si è rivelata molto più complessa di un semplice vano occultato. Sotto l’immobile controllato è emerso un vero labirinto sotterraneo, articolato in tre ambienti: una camera da letto, un servizio igienico e una camera di fuga. Proprio quest’ultima rappresenta l’elemento più significativo. Al suo interno era stata realizzata una pesante botola in cemento armato, invisibile dall’esterno e azionata da un meccanismo elettrico occultato. Dietro quel passaggio segreto si apriva un tunnel stretto e lungo circa 120 metri, progettato per sbucare verso una vicina area rurale. Una struttura che, per caratteristiche tecniche, sistemi di occultamento e articolazione interna, viene considerata dagli investigatori tra le più sofisticate rinvenute nella Locride.

“Ogni bunker ha una sua organizzazione specifica”

Il comandante dei Cacciatori Calabria spiega che non tutti i bunker hanno la stessa funzione. Alcuni servono per nascondersi pochi minuti o poche ore, altri possono garantire una permanenza molto più lunga. “Ogni bunker ha una sua organizzazione specifica”, afferma Montinaro. “Mentre alcuni sono anfratti angusti e idonei soltanto per ospitare i latitanti per una sottrazione speditiva al controllo delle forze dell’ordine, altri possono essere idonei anche per ospitare i latitanti per anni”. È il salto di qualità della latitanza moderna: non più soltanto nascondigli di emergenza, ma strutture capaci di garantire una permanenza prolungata, con spazi organizzati e servizi essenziali. “Sono dotati di stanze separate, bagni, sofisticati sistemi di videosorveglianza e in alcuni casi possono essere idonei anche per ospitare armi, droga e certi quantitativi di denaro, provento di attività illecita”.

Il ruolo dei Cacciatori Calabria

Il bunker di Ardore è stato scoperto dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Locri e della locale Stazione, con il supporto tecnico dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e con l’ausilio logistico dei Vigili del Fuoco di Bianco. Un’operazione complessa, resa difficile dalla conformazione dell’immobile e dalla sofisticazione dei sistemi di occultamento. Ma proprio su questo Montinaro mantiene il riserbo: le tecniche operative utilizzate per individuare i bunker non possono essere divulgate. “Le tecniche di rinvenimento dei bunker sono e devono restare altamente riservate”, sottolinea il comandante. “Ma una cosa è certa: ci vuole impegno, abnegazione, spirito di sacrificio, doti che ogni carabiniere, e in particolare il carabiniere cacciatore, devono avere per il conseguimento dei propri obiettivi”.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img