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13 Giugno 2026
13 Giugno 2026
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Dal ricatto sportivo alla realtà dei fatti: Guarascio e Scalise messi alla porta da un’intera città

La lettera inviata al Comune dopo la sospensione della convenzione del Marulla appare come l'ultimo tentativo di ribaltare una situazione che la tifoseria ha già definito da mesi: una città che non si riconosce più nell'attuale proprietà

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La lettera con cui il Cosenza Calcio ha risposto al Comune sulla vicenda dello stadio Marulla contiene un messaggio preciso: senza la disponibilità dell’impianto sarebbe a rischio l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C. Una posizione legittima sotto il profilo societario, ma che inevitabilmente viene letta da gran parte dell’opinione pubblica rossoblù come una forma di pressione nei confronti della città e delle istituzioni.

Perché il punto centrale della vicenda non è ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Il punto centrale è ciò che accade ormai da mesi. Anzi, da anni. La frattura tra la proprietà e la città è diventata profonda, evidente e quanto mai irreversibile.

Le proteste parlano più di qualsiasi comunicato

Durante l’ultima stagione il messaggio arrivato dalla tifoseria è stato chiaro e costante. Dalle curve alle piazze, dagli striscioni alle contestazioni pubbliche, il bersaglio delle proteste è stato sempre lo stesso: la gestione societaria. Non si è trattato di episodi isolati o di contestazioni figlie di una sconfitta. È stato un dissenso continuo, trasversale e radicato che ha accompagnato praticamente tutta la stagione sportiva.

Il coro dominante è stato uno soltanto: la richiesta di un cambio di proprietà e l’uscita di scena di Eugenio Guarascio e di Rita Rachele Scalise. Quando una contestazione assume queste dimensioni, non può più essere liquidata come il malumore di una minoranza rumorosa. Diventa il sentimento prevalente di una intera comunità sportiva.

I numeri degli spalti certificano il distacco

C’è poi un dato che vale più di mille dichiarazioni. Mai come quest’anno si è registrato un distacco così evidente tra la squadra e il pubblico di casa. In più occasioni la passione rossoblù si è manifestata con maggiore forza lontano dal Marulla che sugli spalti dell’impianto cittadino.

Non è disaffezione verso la maglia. Al contrario. I tifosi hanno continuato a seguire il Cosenza, ma hanno scelto di prendere le distanze da chi lo gestisce. È una differenza sostanziale che la società sembra non aver compreso fino in fondo, o che non voglia comprenderlo.

La contestazione non è mai stata contro il Cosenza. È stata contro chi il Cosenza lo amministra.

La politica raccoglie il sentimento della città

Quanto accaduto negli ultimi giorni segna un passaggio ulteriore. Per la prima volta la politica cittadina non è rimasta alla finestra, né si è persa in parole vuote. Le decisioni assunte sullo stadio rappresentano, al di là degli aspetti amministrativi e tecnici che andranno valutati nelle sedi opportune, un segnale politico inequivocabile. Un messaggio che intercetta un sentimento già largamente diffuso in città.

Per anni molti hanno accusato le istituzioni di immobilismo, di frasi fatte e poco di concreto. Oggi, invece, l’impressione è che Comune e l’amministrazione tutta abbiano deciso di assumersi la responsabilità di una scelta che va nella direzione richiesta da una larga parte della tifoseria.

Guarascio e Scalise sempre più isolati

La verità è che il problema non è lo stadio. Non è la convenzione. Non è nemmeno la scadenza del 16 giugno. Il problema è che, come ormai da un anno a questa parte, l’attuale proprietà appare sempre più isolata. La lettera inviata al Comune sembra il tentativo di chi si trova ormai con le spalle al muro e prova a spostare il confronto sul terreno dell’emergenza sportiva. Ma il nodo resta politico, sociale e identitario prima ancora che calcistico.

Oggi il messaggio che arriva dalla città appare netto: una parte maggioritaria del popolo rossoblù non si riconosce più nell’attuale gestione. Che questo passaggio avvenga attraverso una cessione, un cambio di governance o altre soluzioni sarà il tempo a dirlo. Ma una cosa sembra ormai evidente: tra la città e questa proprietà il rapporto si è spezzato.

E quando un’intera comunità smette di sentirsi rappresentata da chi guida la propria squadra, nessun comunicato potrà mai ricucire quella distanza.

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