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16 Giugno 2026
16 Giugno 2026
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L’odio viaggia sul web: in Calabria il 71% dei casi di hate speech è online

Presentata la ricerca dell'Università della Calabria in collaborazione con la Fondazione L'Albero della Vita. Al via il progetto "Mythic" nelle scuole per formare i giovani contro le discriminazioni digitali

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Il principale spazio in cui si manifesta l’odio è il digitale. Il 71,6% dei discorsi d’odio avviene online, mentre il restante 28,4% si consuma nei contesti fisici come luoghi di lavoro, scuole e spazi pubblici. È quanto emerge chiaramente dalla ricerca “Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study”, diffusa in occasione della Giornata Internazionale contro i discorsi d’odio.
Lo studio è stato curato dalla professoressa Giovanna Vingelli dell’Università della Calabria nell’ambito del progetto Mythic (Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria), finanziato dall’Unione Europea e coordinato dalla Fondazione l’Albero della Vita, in partnership con Dataninja e il Centro Calabrese di Solidarietà. L’obiettivo è affrontare la proliferazione di hate speech e hate crime soprattutto tra bambini, adolescenti e giovani.

Arrivano gli Equity Defender: studenti sentinelle contro l’odio

Il progetto ha già attivato sul territorio calabrese una fitta rete di formazione per contrastare la violenza verbale e i reati motivati da pregiudizio, partendo proprio dal mondo della scuola.
“Con il progetto Mythic abbiamo gettato basi solide in Calabria contro l’odio online – spiega Lara Colace, Ue Project Coordinator Fondazione l’Albero della Vita – e finora abbiamo formato 80 operatori locali, coinvolto più di 30 docenti e raggiunto oltre 840 studenti, selezionando tra loro i primi Equity Defender: giovani formati per diventare sentinelle attive contro le discriminazioni e promuovere la alfabetizzazione digitale tra ragazzi e ragazze”.
La coordinatrice ha inoltre annunciato i prossimi passi della struttura.
“Da settembre attiveremo i laboratori sul campo e lanceremo un innovativo meccanismo di Referral – dice Lara Colace – ovvero un canale protetto e immediato tramite il quale le vittime potranno denunciare gli abusi subiti e segnalarne i perpetratori, attivando così una rete di presa in carico”.

Rompere l’imbuto del silenzio per difendere i più giovani

La diffusione dei dati mette in luce una vulnerabilità diffusa tra le fasce più giovani della popolazione, spesso prive di difese adeguate davanti agli attacchi sulle piattaforme social.
“I dati della ricerca sviluppata confermano una realtà con cui non possiamo evitare di confrontarci: l’odio ha trovato nel digitale il suo principale canale di amplificazione – dichiere Isabella Catapano, direttrice generale di Fondazione l’Albero della Vita – e questo ‘imbuto del silenzio’ colpisce soprattutto i più giovani, che spesso non hanno gli strumenti per riconoscere la violenza verbale o per difendersi”.
La direttrice ha poi concluso tracciando la linea programmatica dell’intervento sul territorio.
“Non ci limitiamo a monitorare il fenomeno – conclude Isabella Catapano – ma vogliamo rendere i ragazzi protagonisti attivi del cambiamento all’interno delle loro comunità”.

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