Si conclude con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste la lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto Aldo Grutteria, imprenditore lametino operante nel settore dei carburanti, imputato nel maxi-procedimento “Petrolmafie” e difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Patrizia Morello.
Il procedimento traeva origine dall’ampia inchiesta sulla filiera illecita dei carburanti sviluppata tra la Calabria e altre regioni del Mezzogiorno, nell’ambito della quale erano state contestate, a vario titolo, ipotesi di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante, in alcune posizioni, dell’agevolazione o del metodo mafioso.
Dalle pesanti accuse iniziali al sequestro dei beni
Nei confronti di Aldo Grutteria, nella fase cautelare, era stato disposto il sequestro delle aziende riconducibili all’imprenditore e dell’intero patrimonio personale. Con la sentenza di primo grado emessa dal Gup di Reggio Calabria all’esito del rito abbreviato, la misura era stata trasformata in confisca e l’imputato era stato ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere e autoriciclaggio, con condanna alla pena di tre anni di reclusione.
Successivamente, la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva assolto l’imprenditore dall’imputazione di autoriciclaggio, disponendo la revoca della confisca e la restituzione dei beni, ma aveva confermato la responsabilità per il reato associativo, rideterminando la pena in un anno e quattro mesi di reclusione. Avverso tale decisione, i difensori proponevano ricorso per Cassazione, censurando la tenuta logica e probatoria della pronuncia di condanna in relazione al delitto associativo.
La svolta in Cassazione e il verdetto definitivo
Con sentenza depositata il 14 marzo 2025, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione accoglieva il ricorso, rilevando l’insufficienza del quadro probatorio posto a fondamento della responsabilità dell’imputato and annullando con rinvio la sentenza impugnata, affinché la Corte territoriale procedesse a una nuova valutazione.
Davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Palumbo con consigliere relatore Familiari, si è celebrato il giudizio di rinvio. In udienza, il Sostituto Procuratore Generale, Santi Cutroneo, ha concluso chiedendo l’assoluzione dell’imputato, aderendo alle valutazioni espresse dalla Corte di Cassazione circa l’assenza di elementi idonei a dimostrare la partecipazione dell’imprenditore al contestato sodalizio associativo. Analoga richiesta è stata formulata dalla difesa di Aldo Grutteria, che fin dall’inizio del procedimento ha sostenuto l’assoluta estraneità del proprio assistito a qualsiasi struttura criminale organizzata e la natura esclusivamente imprenditoriale dell’attività svolta.
La Corte d’Appello ha quindi pronunciato sentenza di assoluzione con la formula più ampia, «perché il fatto non sussiste», revocando le residue statuizioni conseguenti alla precedente condanna.
Si chiude così una vicenda processuale durata anni, nel corso della quale l’imprenditore ha subito il sequestro delle proprie aziende e del patrimonio personale, successivamente restituiti. Con questa decisione viene definitivamente esclusa ogni responsabilità penale dell’imprenditore in relazione ai fatti contestati nell’ambito dell’operazione “Petrolmafie”.









