Il verdetto della Suprema Corte mette un punto fermo sui diritti dei professionisti della sanità in Calabria. Il ricorso sistematico e non occasionale a mansioni inferiori, proprie della categoria del personale ausiliario, è una violazione del diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità.
I giudici di legittimità hanno così dato pienamente ragione al Nursind e ai 18 infermieri che avevano chiamato in causa il Grande ospedale metropolitano (Gom) Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria, stabilendo che l’abuso sussiste anche nel caso in cui l’attività prevalente rimanga comunque quella infermieristica.
Una battaglia legale lunga otto anni
La decisione rappresenta il traguardo di un percorso giudiziario tortuoso, iniziato quasi un decennio fa nelle aule di giustizia calabresi. Si tratta del giusto epilogo di una battaglia che, insieme al legale Domenico de Angelis, il sindacato ha intrapreso nel lontano 2018.
Una vittoria definita doppia dai rappresentanti dei lavoratori, arrivata dopo che la Corte d’Appello aveva già ribaltato il primo grado di giudizio, riconoscendo il diritto dei lavoratori al ristoro economico per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 600.000 euro.
Un verdetto destinato a fare scuola nel Meridione
La portata della sentenza supera i confini del singolo ospedale reggino e assume una forte valenza simbolica per tutto il Mezzogiorno. È un risultato che assume un valore particolare, rompendo finalmente una consuetudine molto radicata al Sud e quindi non estranea a un territorio difficile sul piano della sanità come quello della Calabria.
Secondo i vertici nazionali e locali del sindacato degli infermieri, questo pronunciamento è destinato a fare scuola e a tracciare una linea di demarcazione netta per il futuro della professione.
Nuovi ricorsi in arrivo contro le aziende sanitarie
L’esito del giudizio in Cassazione minaccia di provocare un vero e proprio effetto domino per i conti della sanità calabrese. Molti altri giudizi sulla questione del demansionamento sono ancora in corso, ed altri ancora saranno attivati sia contro il Gom sia contro l’Asp di Reggio Calabria.
La certezza del diritto ottenuta a Roma spinge ora il sindacato a moltiplicare le azioni legali, pronti a tutelare tutti i dipendenti costretti a svolgere mansioni di supporto per via delle storiche carenze di organico della sanità locale.









