Con il ritorno della stagione estiva il dibattito politico si concentra sulle problematiche che impediscono alla Calabria di assumere il ruolo di regione leader del turismo nazionale, ruolo detenuto invece da altre consorelle dotate di attrattive naturali e paesaggistiche di gran lunga inferiori, ma amministrate da politici maggiormente attenti, nel corso di tutto l’anno, alla risoluzione di quelle criticità che impediscono un’accoglienza turistica di elevata qualità.
Paesaggi paradisiaci e mare in crisi
Puoi avere tutti i paesaggi paradisiaci del mondo ma se poi a metà giugno, di fronte alle immagini che documentano le disastrose condizioni del mare e delle spiagge di alcuni tratti di costa – nei giorni scorsi quelle che immortalavano la situazione tra Lamezia e Pizzo e Scalea e Fiumefreddo Bruzio erano vergognose – il presidente Occhiuto tenta di coprire l’inerzia amministrativa convocando incontri per annunciare mega interventi nel comparto depurativo, significa che da un lato si è fuori tempo massimo – in quanto la stagione estiva non è più concentrata nei canonici quindici giorni di agosto, come all’epoca in cui il governatore portava ancora i calzoncini corti – e dall’altro certifica che le tanto propagandate bandiere blu, verdi e colori vari non rappresentano altro che una presa per i fondelli, non potendoci essere mare pulito se il sistema depurativo necessita ancora dei mega interventi proclamati.
Depuratori, Comuni e controlli insufficienti
Ciò posto, va però detto che non tutto può essere addebitato al governo regionale, poiché esiste tutta un’altra serie di problematiche sulle quali le risposte spettano più che alla politica agli organi preposti al controllo del territorio. E’ notorio che le amministrazioni locali che appaltano la gestione dei depuratori esistenti nel proprio comune non sono in grado di esercitare un adeguato controllo sull’operato delle società affidatarie della gestione sia per carenza di personale degli uffici tecnici sia, cosa più grave, per connivenze politiche.
A tale vulnus può essere posto rimedio solo attraverso controlli più rigidi ed incisivi da parte degli organi istituzionalmente deputati a ciò, un esempio eclatante in senso contrario è rappresentato da quello che avviene nel territorio di Vibo Valentia, dove il torrente Sant’Anna da anni scarica nel mare di Bivona ogni ben di Dio, senza che nessuno mai sia stato chiamato a risponderne di fronte all’autorità giudiziaria.
Le schiume dopo le mareggiate e il sospetto dei liquami
Tale rilassatezza la si ravvisa su scala regionale nei confronti delle ditte che gestiscono i depuratori, se così non fosse non esisterebbe il noto fenomeno – che si registra dopo ogni mareggiata – di lunghe strisce di schiuma e porcherie varie nei pressi degli scarichi delle condotte sottomarine degli impianti depurativi dei comuni costieri, puntualmente documentati e denunciati sulla stampa da turisti e residenti attraverso eloquenti servizi fotografici.
Con le moderne tecnologie non può essere un’impresa complessa cogliere sul fatto quegli affidatari incoscienti che, pur di ottenere lauti guadagni risparmiando sull’energia elettrica necessaria per il funzionamento dei depuratori, fanno confluire in mare, col favore delle tenebre e del cattivo tempo, liquami fognari non depurati. Così procedendo si rafforza la deleteria immagine della Calabria come una specie di repubblica delle banane, dove ognuno si sente autorizzato a fare ciò che vuole.
Stabilimenti senza concessione e demanio sottratto ai cittadini
La conferma di questo “common sentiment” la offre l’altra piaga degli stabilimenti balneari privi di concessione, che di fatto occupano abusivamente porzioni di demanio marittimo sottraendolo alla libera fruizione dei cittadini. Per completezza va detto che, in relazione a quest’ultimo fenomeno, nei giorni scorsi nel territorio del comune di Ricadi – epicentro, in fatto di presenze turistiche, della “Costa degli Dei“ e cuore pulsante dell’intero comparto turistico regionale- i carabinieri del comando provinciale di Vibo, sotto le direttive del colonnello Antonio Parrillo ed in collaborazione con gli uomini della Stazione di Spilinga e della Guardia Costiera, hanno provveduto a denunciare i titolari di tre strutture balneari sfornite di adeguati titoli abilitativi ed al sequestro delle relative attrezzature.
Il segnale di Ricadi e la necessità di non fermarsi
Un segnale importante, che, per rimanere veramente tale, non deve però rappresentare un’operazione una tantum ed in tal senso bisogna dare atto dell’impegno assunto dall’alto ufficiale. L’augurio è che, anche in relazione alla corretta gestione degli impianti depurativi, si possano registrare adeguati controlli ed analoghi risultati non solo nella provincia vibonese, ma su tutto il resto del territorio regionale. Diciamolo chiaramente: il mare non ha barriere e se non si mette in campo un’azione sinergica l’impegno dell’uno sarà vanificato dall’immobilismo degli altri.
La gestione centralizzata come possibile svolta
Se però controlli rigidi ed inflessibili possono migliorare enormemente le attuali condizioni del mare, essi tuttavia non rappresenteranno mai la soluzione definitiva del problema, qualche furbetto riuscirà sempre a sfuggire alla rete dei controlli. La pietra tombale sul tale criticità potrà essere posta solamente se il presidente Occhiuto riuscirà a portare a compimento l’annunciato progetto di una gestione centralizzata e diretta da parte della regione di tutti gli impianti di depurazione, ponendo fine a quella parcellizzata dei singoli comuni che produce i risultati di cui si è detto.










