Un fitto mistero, lungo la fascia costiera calabrese, si abbatte sul destino dei pini marittimi (Pinus pinaster Aiton) che costeggiavano la Strada Statale 106 Jonica. Quello che doveva essere un territorio protetto e vincolato è diventato teatro di un abbattimento di alberate stradali radicale, localizzato nel comune di Simeri Crichi Mare, in provincia di Catanzaro. La vicenda è esplosa a seguito di una durissima diffida ad adempiere e istanza di intervento urgente inviata dall’architetto Valentina Mattace , la quale ha notificato il caso a una sfilza di autorità: dalle Procure alla Prefettura, dai Carabinieri Forestali fino alle grandi sigle ambientaliste come WWF, Legambiente e Italia Nostra.
L’obiettivo dell’esposto è chiaro e pesante come un macigno: richiedere la recinzione e il sequestro preventivo d’urgenza dell’area per alterazione dello stato dei luoghi e illecito abbattimento.
Il “muro” di Anas sul Foia: “Nessun obbligo”
La risposta di Anas S.p.A. (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) non si è fatta attendere, ma assume i contorni di un vero e proprio arroccamento burocratico. Di fronte alla richiesta dei cittadini e dei tecnici di visionare i documenti amministrativi e di usufruire dell’Accesso Civico Generalizzato (FOIA) ai sensi del D.Lgs. 33/2013 , la società guidata dai responsabili della Struttura Territoriale Calabria ha chiuso i cancelli.
I vertici della società stradale hanno messo nero su bianco una linea interpretativa che farà discutere i giuristi:
“Anas, in quanto società interamente partecipata da una società quotata (Ferrovie dello Stato Italiane) non è soggetta agli obblighi di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 […] e, pertanto, non gestisce le istanze di accesso civico ‘generalizzato’ […] Pertanto, la Sua istanza non può essere accolta”.
Una pezza d’appoggio formale che di fatto nega ai cittadini il diritto di verificare la regolarità dell’affidamento dei lavori e i reali dettagli della pratica (assunta al protocollo URP come numero 00016438). Anas si limita a ricordare di possedere un “modello volontaristico” di trasparenza sul proprio portale, che però seleziona i documenti solo secondo criteri decisi unilateralmente.
“Alberi instabili”: la difesa dell’azienda
Per quanto riguarda il merito della “motosega facile” sulla SS 106, Anas difende l’operato tecnico definendolo un banale intervento di ordinaria manutenzione e messa in sicurezza della rete stradale.
Nelle comunicazioni ufficiali firmate dal Responsabile dell’Area Gestione Rete, l’architetto Domenico Curcio, e vistate dal Responsabile della Struttura Territoriale Luigi Mupo, si legge la linea difensiva dell’ente:
“A seguito di sopralluoghi effettuati dal personale tecnico e di verifiche conseguenti a segnalazioni pervenute attraverso i canali istituzionali Anas, è stata riscontrata la presenza di alberature caratterizzate da condizioni di instabilità e, in alcuni casi, da interferenze con le barriere di sicurezza stradale, tali da determinare una situazione di potenziale pericolo per l’incolumità degli utenti della strada”.
Secondo l’azienda, le motoseghe si sono mosse seguendo un “bilanciamento degli interessi” dove le norme di sicurezza stradale godono di un rispetto “cogente e prioritario rispetto a valutazioni di altra natura” (ambientale, paesaggistica o storica).
Il caso è adesso nelle mani delle autorità competenti, chiamate a decidere se quell’area costiera della Calabria meritasse la tutela del paesaggio o se il “muro di gomma” della trasparenza negata da Anas rimarrà inespugnabile.









