In trenta giorni il commissario Vitaliano De Salazar ha cambiato le regole con cui si scelgono i dirigenti della più grande azienda sanitaria della Calabria. L’ultimo regolamento, approvato il 22 giugno, fotografa un paradosso: per dirigere un reparto serve una selezione con giudizio comparativo, per comandare un intero dipartimento, che quei reparti li coordina, basta la fiducia del vertice.
Si chiama spoil system, la pratica di chi arriva al comando e sostituisce i dirigenti in carica con persone di propria fiducia, a prescindere dai meriti: è questa l’accusa mossa dal Fedir.
Nella pubblica amministrazione italiana è ammesso solo per pochissimi incarichi dirigenziali e dentro regole precise, fuori da quei confini, rimuovere chi guida una struttura senza valutarne il lavoro è illegittimo. È questa la cornice del braccio di ferro in corso all’Asp di Cosenza, dove in un mese il commissario ha riscritto due volte le regole con cui si nominano e si rimuovono i medici che dirigono reparti e dipartimenti.
Le puntate precedenti
Per capire l’ultimo l’atto pubblicato ieri, conviene riavvolgere il nastro di un mese. Il punto di partenza è un fatto che pesa su tutto: l’Asp di Cosenza e l’Azienda Ospedaliera della città sono, in questa fase, guidate dalla stessa persona. Vitaliano De Salazar è direttore generale dell’azienda ospedaliera di Cosenza, quindi dell’ospedale Annunziata e, dal gennaio 2026, commissario straordinario dell’azienda sanitaria provinciale per nomina del presidente Occhiuto. Un doppio incarico che la Regione ha motivato con la necessità di un “indirizzo unitario” tra i due enti.
Il 29 maggio arriva la prima mossa: la delibera 763 cambia le regole per nominare i direttori di dipartimento, introduce la nomina su base fiduciaria e lascia i direttori in carica “sino a nuova determinazione“.
Scoppia la polemica. Il sindacato dei dirigenti Fedir, il 15 giugno, diffida l’azienda e ne chiede la revoca: adottata senza confronto sindacale, sostiene, sarebbe nulla e nasconderebbe una logica di “spoil system”. Sulla stessa linea il consigliere regionale Francesco De Cicco e l’avvocato Maximiliano Granata, che richiama l’articolo 97 della Costituzione: la discrezionalità non può diventare arbitrio.
La risposta dell’azienda alla diffida arriva il 22 giugno. E non è una marcia indietro.
La novità di oggi: un regolamento che blinda tutto
Con la delibera 858 di ieri l’Asp approva un nuovo “Regolamento per il conferimento degli incarichi dirigenziali – Area Sanità”: sedici articoli che cancellano e sostituiscono tutte le regole precedenti sulle nomine dei medici dirigenti. La 763 non viene revocata, anzi: il nuovo regolamento la richiama, ne fa salvi gli effetti e dichiara di “coordinarsi” con essa.
L’atto contestato dal sindacato, insomma, non viene ritirato ma incardinato dentro una cornice più ampia e definitiva. Ed è subito esecutivo, cioè vale già da subito.
Qui sta la notizia, e va spiegata con calma.
Il paradosso: ai reparti il merito, ai dipartimenti la fiducia
Mettiamo a confronto due passaggi del testo. Per dirigere una struttura complessa, ovvero un reparto, una unità operativa, il regolamento impone una trafila di garanzie: avviso interno, curriculum, requisiti, valutazioni, e soprattutto un “giudizio comparativo e motivato” tra i candidati. Vince chi dimostra di meritarlo, e la scelta resta confrontabile. Lì il merito è un obbligo.
Per dirigere, invece, un dipartimento, quindi la struttura che sta sopra i reparti, li coordina e ne governa le risorse, tutto questo sparisce. L’incarico è conferito dal direttore generale, testualmente, “su base fiduciaria”. Nessun avviso, nessun confronto tra più nomi, nessuna motivazione da comparare.
Il vertice sceglie
È un paradosso che si commenta da sé: più si sale nella gerarchia, meno conta il merito misurabile e più conta il rapporto di fiducia con chi comanda. Per il gradino intermedio si pretende la gara, insomma, per la poltrona che governa l’intero settore basta un atto fiduciario. Ed è proprio sul livello dei dipartimenti che si gioca la partita vera del potere dentro un’azienda sanitaria.
La porta di servizio e la leva della rotazione
Inoltre, un contrappeso, sulla carta, esiste: la nomina del direttore di dipartimento deve avvenire “previo parere del Comitato di Dipartimento”. Ma una riga più sotto il regolamento lo disinnesca: se quel Comitato non è costituito o “non risulta operativo”, il direttore generale procede comunque, saltando il parere. L’unico filtro collegiale previsto può così essere reso ininfluente semplicemente non rendendolo operativo. Da cui una domanda legittima per l’azienda: oggi quei Comitati funzionano?
C’è poi il capitolo dei direttori già in carica. Il regolamento introduce il “criterio di rotazione” e consente di modificare gli incarichi “anche prima della scadenza” in caso di riorganizzazione. Non serve, quindi, revocare un primario per demerito: basta dichiarare una nuova esigenza organizzativa e ruotarlo. Lo stipendio resta tutelato dalle clausole contrattuali, l’incarico no.
È la versione tecnica, e legalmente più solida, di quello che molti dipendenti temono: essere accantonati senza una bocciatura.
Le domande che restano
C’è un’osservazione di metodo che diversi addetti ai lavori sollevano sottovoce. Un commissario, per definizione, ha un mandato di gestione, non di rifondazione. Sostanzialmente, un intervento così pesante sulle regole interne, in questa fase, appare a molti fuori scala rispetto al ruolo. E c’è chi vi legge anche una strategia territoriale, uno spostamento del baricentro dei servizi dall’area di Cosenza verso lo sbocco tirrenico, verso cui si starebbe trasferendo qualche medico. Sono letture, non prove: vanno prese per quello che sono, interpretazioni di chi osserva la vicenda da dentro.
Resta però un dato di fatto. Il regolamento riguarda centinaia di dipendenti e cambia le regole del gioco mentre la partita è in corso, una scelta che difficilmente tutti accetteranno in silenzio. Eppure, dopo la diffida della Fedir, il fronte sindacale appare stranamente fermo.
Tra l’altro, tutto questo, poggia ancora sull’atto aziendale del 2017: la mappa delle strutture su cui il nuovo regolamento dovrebbe operare ha nove anni suonati.
Insomma, si riscrivono con cura le regole del comando, mentre la fotografia dell’azienda che dovrebbero governare resta quella di quasi dieci anni – e una pandemia – fa.








